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novepercento: il debutto che mancava alla musica italiana si chiama CARMEN

novepercento: il debutto che mancava alla musica italiana si chiama CARMEN

C’eravamo quasi abituati a debutti che suonano tutti uguali: stessa produzione levigata, stesse metriche da playlist, stessa urgenza di piacere a tutti e a nessuno. Poi arriva novepercento e ti ricorda che la musica italiana può ancora sorprendere.

Venerdì 16 ottobre esce CARMEN, primo singolo per EMI Records Italy e Universal Music Italia. La firma c’è, il peso specifico pure. Ma quello che colpisce non è l’etichetta: è come Carlotta Migliaccio – questo il nome all’anagrafe, romana, nata il 9 settembre 2002 alle ore 9 esatte – riesca a far convivere mondi che non dovrebbero parlarsi.

C’è il folklore italiano nelle vene del brano, quelle sonorità popolari che di solito finiscono in operazioni di recupero museale o, peggio, in caricature da sagra. Qui invece respirano accanto a una cassa dritta che non stona, non forza, non cerca il drop facile. Il risultato è un ibrido che suona naturale, come se la tradizione non fosse un reperto da custodire ma un linguaggio vivo da piegare al presente.

Il testo conferma un’attenzione rara per i dettagli minimi: un caffè al mattino, un passo scalzo sul parquet, gli orecchini che dondolano. Piccole epifanie domestiche che diventano porte d’accesso a qualcosa di più grande. La sua presentazione poetica lo dice meglio di qualsiasi bio: "Io sono gli orecchini, sogno Venezia in fiamme, sono l’urlo di una donna mentre un altro uomo piange... nove come pianeti abbandonati, nove come le muse addolorate, nove come chi ama un po’ troppo". C’è densità, c’è ricerca lessicale, ma c’è anche immediatezza radiofonica nel senso migliore: quella che non rinuncia all’intelligenza per farsi ascoltare.

Il videoclip spinge l’ordinario fino all’assurdo con leggerezza surreale: preti e suore che ballano, malati di ginnastica, una casalinga disperata, anziani che rifiutano il passare del tempo. Novepercento fa da narratrice, sguardo laterale su un’umanità grottesca e tenera. Prima del singolo era arrivato un trailer-manifesto sui social: dichiarazione d’intenti più che promo, segno di chi ha un’idea chiara di sé prima ancora di avere un pubblico.

Il percorso alle spalle spiega molto. A sette anni entra nel Coro delle Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma: canto lirico, disciplina, respiro. Quella formazione classica non si sente come zavorra, ma come struttura portante invisibile. La voce sa stare nei registri, dosare il fiato, articolare le parole senza inghiottirle. È una scrittura che pesa le sillabe, che conosce il valore del silenzio tra una nota e l’altra.

Se le radio italiane faranno il loro mestiere – e dovrebbero – CARMEN ha tutto per diventare uno di quei debutti che si ricordano a fine anno. Non perché sia perfetto, ma perché è necessario. Porta una voce nuova, un immaginario proprio, una tensione tra radici e futuro che non si risolve in compromesso. Nove per cento: il nome suggerisce una frazione, una parte piccola. Ascoltando questo esordio, viene da pensare che sia solo l’inizio di qualcosa di molto più grande.

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