EDITORIALE
Oltre la dicotomia: quando il locale diventa universale
Digitare "musica italiana OR musica mondiale" su Google News non è solo una query: è un manifesto ideologico. Quell'operatore booleano - OR, oppure - tradisce l'arretratezza di un'industria che ancora separa il "nostro" dal "loro", l'identitario dall'esotico. Ma la realtà, come sempre, è più ostinata delle categorie.
La trappola dell'etichetta
Da decenni l'etichetta "world music" funge da contenitore residuale: tutto ciò che non è anglofono, non è mainstream, non è vendibile nei formati standard. Una definizione coloniale mascherata da inclusività. Quando l'industria italiana si interroga su "musica italiana OR musica mondiale", sta in realtà chiedendo: dobbiamo proteggere il nostro orticello o aprire le frontiere? Domanda sbagliata. La musica non ha mai riconosciuto frontiere che non fossero quelle della risonanza emotiva.
Il cavallo nero di Dang Khoi
Arriva dal Vietnam la risposta più eloquente. Dang Khoi, con Ly Ngua O ("La canzone del cavallo nero"), porta la tradizione dei Ca trù e dei Quan họ - canto a risposta, poesia improvvisata, percussioni di bambù - sui palchi internazionali. Non come folklore da museo, non come "world music" da festival estivo. Come arte viva.
Il brano rielabora una leggenda del XV secolo: un cavallo nero che rifiuta la sella, simbolo di libertà indomabile. Khoi lo trasforma in metafora dell'artista che non si piega alle logiche di mercato. La sua voce, gli strumenti tradizionali (đàn bầu, đàn tranh), l'elettronica sottile: tutto convive senza gerarchie. È contemporaneo perché è radicato.
L'errore della purezza
In Italia, intanto, si discute ancora di "italianità" musicale come se fosse un DNA da difendere. Si confonde identità con isolamento. Si scambia la tradizione per un reperto da conservare sotto teca, dimenticando che tradere significa "trasmettere", non "congelare". Fabrizio De André lo sapeva: attingeva al medioevo provenzale, ai canti sardi, alla Bibbia, per scrivere canzoni che oggi cantano in Giappone e in Argentina.
Dang Khoi non chiede: "È musica vietnamita O musica mondiale?". Lui fa musica. E il mondo risponde.
Il futuro è ibrido, non binario
La lezione è chiara: l'universale non si raggiunge cancellando il particolare, ma scavando nel particolare fino a toccare l'umano comune. Il "cavallo nero" galoppa oltre l'OR booleano. Noi, qui, continuiamo a digitare query superate.
- Alex Conti
