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Ottobre 2026 al cinema: 7 colonne sonore da non perdere (e i film che le accompagnano)

Ottobre non è solo il mese in cui le major scaricano i titoli forti per la stagione dei premi. È il momento in cui le colonne sonore smettono di fare da tappezzeria e tornano a essere personaggi. Sette titoli in arrivo nelle sale italiane, sette buoni motivi per chi vive di note — non solo di immagini — per non mancare all'appuntamento.

Si parte con "Il Conte di Montecristo", l'adattamento Dumas firmato da Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière. Alexandre Desplat firma la partitura: archi tesi, legno che respira, quel tocco francese che trasforma la vendetta in elegia. Chi ha amato The Grand Budapest Hotel o Piccole donne sa già che la musica qui non accompagna — è la narrazione.

Cambio di registro con "Heretic", l'horror A24 con Hugh Grant che si diverte a smontare la sua immagine da commedia romantica. La colonna sonora è di Chris Bacon, allievo di Jerry Goldsmith: dissonanze controllate, silenzi che pesano più degli jump-scare. Un masterclass di tensioni armoniche per chi studia come la musica manipola la paura.

Poi c'è "Joker: Folie à Deux". Todd Phillips trasforma il sequel in musical gotico, Lady Gaga è Harley Quinn, Joaquin Phoenix ricanta. Hildur Guðnadóttir — Oscar per il primo capitolo — deve cucire standard jazz, brani originali e il suo violoncello graffiante in un'unica voce. È il film che farà discutere le facoltà di musica applicata al cinema per i prossimi dieci anni.

"Megalopolis" di Francis Ford Coppola arriva dopo decenni di gestazione. Osvaldo Golijov, argentino naturalizzato statunitense, mescola orchestre sinfoniche, elettronica e cori liturgici. Una partitura che promette di essere tanto ambiziosa — e forse ingestibile — quanto il film stesso. Per chi ama le colonne sonore che non scendono a compromessi.

Non manca l'Italia con "Iddu", il film su Matteo Messina Denaro di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. La musica è di Colapesce e Dimartino: due cantautori che sanno scrivere melodie che restano addosso, ora alle prese con il commento sonoro di una storia vera, sporca, necessaria. Il pop d'autore che incontra il cinema civile.

Chiudono "The Brutalist" di Brady Corbet — partitura di Daniel Blumberg, ex Yuck e Cajun Dance Party, ora compositore di riferimento per il cinema d'autore britannico — e "Emilia Pérez", il musical narco di Jacques Audiard con canzoni originali di Clément Ducol e Camille. Due visioni opposte: la prima austera, architettonica; la seconda colorata, eccessiva, viva.

Sette film, sette mondi sonori. Ottobre 2026 non si guarda soltanto. Si ascolta.

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