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Paolo Jannacci torna con "Scimmie ovunque": sei anni di silenzio per un disco che graffia con ironia

Paolo Jannacci torna con "Scimmie ovunque": sei anni di silenzio per un disco che graffia con ironia

Ci sono ritorni che non hanno bisogno di squilli di tromba. Paolo Jannacci ha scelto la via della pazienza: sei anni di silenzio discografico, il tempo necessario per "sentirsi in armonia con le storie che racconto", come lui stesso ammette. Il risultato è Scimmie ovunque, undici tracce uscite il 16 ottobre per Ala Bianca Records (distribuzione Warner/Fuga) che segnano un nuovo capitolo nel percorso di uno dei cantautori più raffinati della scena italiana.

Il titolo non è casuale. "Ogni scimmia rappresenta il mio riflesso e le mie debolezze di essere umano", spiega Jannacci. "Ma spesso un racconto diventa catarsi e può essere uno stimolo per migliorarsi". E poi c'è l'ironia, cifra stilistica ereditata dal padre Enzo: "Scimmie ovunque perché bisogna anche ridere, sorridere dei guai e prendersi in giro".

Il disco scorre tra groove contagiosi e melodie che si incollano al primo ascolto, ma i testi vanno dritti al punto: femminicidio, morti sul lavoro, l'ossessione del politicamente corretto. Non mancano gli spazi per l'amore e per un omaggio intimo a Enzo, con la cover di Due gelati. La collaborazione più attesa è però Politically topless, duetto con Elio che trasforma il tema del conformismo linguistico in una satira musicale intelligente e mai banale.

La produzione suona contemporanea senza tradire la tradizione cantautorale: arrangiamenti curati, spazi per i fiati, ritmica che strizza l'occhio al funk senza forzature. È pop d'autore nel senso più nobile, quello che non rinuncia alla profondità per strizzare l'occhio alle playlist.

Il 3 novembre Jannacci porterà le nuove canzoni sul palco della Sala Petrassi all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, con lo spettacolo JANNACCI ARRENDITI! LA CITTÀ ASCOLTA. Un titolo che è già un programma: la città ascolta, se hai qualcosa da dire. E dopo sei anni, Paolo Jannacci ha ritrovato le parole giuste.

Articolo a cura di Sara Bianchi

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