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Placebo - Sleeping With Ghosts: B-Sides, l'ombra luminosa di un'era

Placebo - Sleeping With Ghosts: B-Sides, l'ombra luminosa di un'era

Quando nel 2003 i Placebo pubblicano Sleeping With Ghosts, il loro quinto album in studio, la critica li accoglie con un misto di reverenza e scetticismo: la band di Brian Molko, Stefan Olsdal e Steve Hewitt ha appena virato verso sonorità più sintetiche, abbandonando parzialmente la furia grunge degli esordi per abbracciare un'elettronica notturna, quasi da colonna sonora di un film di Wong Kar-wai. Sleeping With Ghosts: B-Sides, raccolta uscita contestualmente ai singoli estratti dall'album, non è un semplice contenitore di scarti: è il diario segreto di quella transizione, il luogo dove le idee troppo rischiose per il mainstream trovano rifugio.

Le tredici tracce che compongono il disco scorrono come un flusso di coscienza frammentato. Infra-Red e Protège-Moi (versione francese di Protect Me From What I Want) mostrano la band alle prese con ritmiche industriali e chitarre trattate come synth, mentre Slackerbitch e Headwreck recuperano l'urgenza punk dei primi lavori, con riff taglienti e testi che oscillano tra autoironia e autodistruzione. La vera gemma, però, è I'll Be Yours: una ballata acustica spoglia, dove la voce androgina di Molko sussurra promesse impossibili su un tappeto di archi sintetici. È in questi momenti che i Placebo smettono di essere una rock band per diventare cantastorie del disagio millennial.

Il contesto storico è cruciale. Siamo nel pieno dell'era post-11 settembre, l'indie rock sta per esplodere grazie a Strokes e White Stripes, ma i Placebo restano outsider per scelta: troppo queer, troppo europei, troppo letterari. Questi lati B, spesso registrati in sessioni notturne nei studi parigini di Moloko, catturano l'ansia di una generazione che non si riconosce né nel revival garage né nel pop patinato. L'impatto culturale si misura oggi nelle playlist di una nuova generazione che riscopre il "glam noir" della band su TikTok, trasformando brani come Soulmates o Centrefolds in inni per outsider digitali.

La produzione, curata da Jim Abbiss (già al lavoro su Sleeping With Ghosts), mantiene una coerenza sonora sorprendente: basso pulsante, batterie programmate che respirano, chitarre che graffiano senza mai dominare. È un suono che anticipa il post-punk revival di fine decennio e che ancora oggi suona attuale, privo di quella patina datata che affligge molti coetanei.

Non tutto brilla: alcune tracce (Lullaby, Dark Globe cover di Syd Barrett) paiono esercizi di stile più che necessità espressiva. Ma nel complesso Sleeping With Ghosts: B-Sides si rivela un'opera compatta, capace di stare in piedi da sola, non solo come appendice per completisti. È il ritratto di una band al bivio, che sceglie di non scegliere, abbracciando le proprie contraddizioni.

Voto: 7.8/10

— Marco Rota

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