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Quando il manifesto diventa colonna visiva: la mostra "Manifesta" racconta l'arte che suona

Quando il manifesto diventa colonna visiva: la mostra "Manifesta" racconta l'arte che suona

C'è un filo rosso che lega la copertina di "Nevermind" ai manifesti della Resistenza, i poster dei concerti al Piper alle campagne pubblicitarie degli anni Sessanta. È la grammatica visiva del manifesto: sintesi estrema, impatto immediato, capacità di farsi icona in pochi centimetri quadrati. La mostra "Manifesta, opere d'arte e manifesti della Provincia", appena inaugurata a Palazzo dei Principi, non è solo un tuffo nell'archivio grafico locale: è una lezione di semiotica pop che parla direttamente a chi la musica la vive, la suona, la colleziona.

Curata dall'assessorato alla Cultura con il supporto dell'Archivio Storico Provinciale, l'esposizione raccoglie oltre ottanta pezzi tra manifesti originali, bozzetti preparatori e opere d'arte che dal manifesto traggono linfa. Si passa dai cartelloni del turismo termale anni Trenta — già pura pop art ante litteram — alle affissioni politiche dei Settanta, fino alle sperimentazioni di artisti come Bruno Munari e Albe Steiner, che del manifesto fecero laboratorio linguistico.

Ma il cuore pulsante, per noi, sta nella sezione dedicata alla musica. Qui trovano spazio i manifesti dei festival estivi in piazza, le locandine dei concerti al Teatro Comunale, i poster delle prime rassegne jazz in provincia. Pezzi che non promuovevano solo un evento: ne costruivano l'immaginario. Chi ha progettato la grafica per i Nomadi in tournée nel '72? Quale tipografia ha scelto il collettivo punk di Carpi per il loro primo EP? La mostra non dà tutte le risposte, ma pone le domande giuste.

C'è anche un'installazione sonora, curata da un collettivo under 30: una playlist che scorre in cuffia mentre si osservano i manifesti, accostando brani d'epoca a riletture contemporanee. Un'operazione rischiosa, che però funziona: il manifesto non è mai muto. Ha un ritmo, una cadenza, una dinamica che è già musica prima ancora di incontrare le note.

"Manifesta" resta aperta fino al 30 novembre. Ingresso gratuito. Merita una visita — magari con le cuffie nelle orecchie e lo sguardo allenato a cercare, tra un carattere tipografico e una campitura piatta, la copertina del prossimo disco che amerete.

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