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Quando Robert Pattinson diventa il miglior ufficio stampa per un trio punk di Madrid

Quando Robert Pattinson diventa il miglior ufficio stampa per un trio punk di Madrid

C'è qualcosa di deliziosamente assurdo nel fatto che Robert Pattinson, vampiro cinematografico da miliardi di dollari al botteghino, sia diventato il promoter involontario di tre ragazze di Madrid che urlano punk in una sala prove puzzolente. Ma andiamo con ordine.

Lunedì scorso esce un video promozionale di Primetime, il nuovo film con Pattinson e Skyler Gisondo. L'attore indossa una t-shirt nera con la grafica di Creo que soy de porcelana, album d'esordio 2024 delle Las Petunias. Fin qui, normale amministrazione: celebrity indossa merch di band cool, band guadagna follower, tutti contenti.

Peccato che quella maglietta non esista.

"All'inizio pensavamo fosse un video generato dall'intelligenza artificiale", racconta Cecilia, bassista del trio, a Vogue España. Insieme a Elsa e Natalia forma le Las Petunias dal 2020, nato tra birre calde e sogni di tournée nei circuiti alternativi madrileni. Il merch ufficiale del disco? Mai prodotto. Quella grafica su cotone nero non è mai uscita dalla loro testa, figuriamoci da uno stampatore.

Le ipotesi si sprecano: un fan oltreoceano (Stati Uniti? Messico?) l'ha fatta stampare per conto proprio, finita poi in un negozio vintage dove l'ha scovata Taylor McNeill, stylist di Pattinson. Oppure McNeill l'ha commissionata apposta, fiutando l'aria di una band che puzza di autentico. Terza opzione: l'algoritmo di qualche print-on-demand ha incrociato la cover dell'album e l'ha sputata fuori nel mondo fisico.

Qualunque sia la verità, l'effetto è stato immediato. Notifiche a valanga, richieste di interviste, il nome della band rimbalzato su TikTok e Reddit. Le Las Petunias hanno fatto l'unica cosa sensata: hanno preso quel fantasma e l'hanno reso carne. Hanno stampato la maglietta per davvero. 14,99 euro, ricavato intero al Sindicato de Inquilinas, il sindacato inquilini di Madrid che lotta contro gli sfratti e la speculazione immobiliare.

"Spero che Robert Pattinson ne sia orgoglioso", hanno scritto sui social.

È punk, questo. Non la maglietta, non l'attore, non il film. È punk che tre musiciste indipendenti trasformino un incidente di percorso in un atto politico. Che il merchandising fantasma diventi strumento di mutualismo. Che un vampiro hollywoodiano, senza saperlo, finanzi la resistenza abitativa a Lavapiés.

Intanto Creo que soy de porcelana gira su Spotify come non mai. Trentamila ascolti in quarantotto ore. Le ragazze ridono, un po' incredule. La prossima data è al Sala Clamores. Qualcuno scommetterebbe che in prima fila, col cappellino calato sugli occhi, ci sia un tizio che somiglia sospettosamente a Edward Cullen.

Il punk non è morto. Ha solo trovato un ufficio stampa molto costoso.

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