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Rachel Chinouriri – 'I Think I Spoke Too Soon': il luccichio amaro di una notte in discoteca

Rachel Chinouriri – 'I Think I Spoke Too Soon': il luccichio amaro di una notte in discoteca

Il 2026 sta diventando l'anno in cui le popstar britanniche decidono di risolvere i propri conti in sospeso sulla pista da ballo. Arlo Parks l'ha fatto con la sua svolta house, Jorja Smith ha flirtato con ritmi da club, persino Madonna è tornata a frequentare i bassi pulsanti per il suo nuovo lavoro. Ora tocca a Rachel Chinouriri, che con I Think I Spoke Too Soon — secondo album in due anni — si infila in questa scia luminosa portandosi dietro tutto il peso di un'esordio, What A Devastating Turn Of Events, che la tragedia l'aveva colta di sorpresa.

Qui la tragedia non piomba più dal cielo: striscia strisciante sotto la pelle, nascosta dietro un trucco impeccabile e un vestito che costa troppo. «Non sono mai stata così bella e non mi sono mai sentita così male», sospira in apertura su One Song Away From Crying, mentre una base disco ovattata fa da colonna sonora a un'epifania che sa di bagno del club, specchio appannato, sigaretta spenta nel lavandino. La voce è gentile, quasi timida, come se avesse paura di disturbare la festa.

Per fortuna la fuga in avanti arriva subito. Pretty Girls è un inno da palla a specchi: versi immersi nel riverbero che esplodono in un ritornello da cantare a braccia alzate — «Voglio passare la notte con ragazze belle / Facendo quello che ci pare!» — e AAAHHH!!! ti catapulta dritta su Brighton Beach, tra cori à la The Kooks e una vocalità che osa, si sporca, ride di se stessa.

Meno centrata Make Believe, dove il cinismo tagliente — «Sto scopando un perdente' / Sono una manovra facile'» — affoga in un sussurro che ne smorza il morso. Ma è quando la facciata crolla del tutto che Chinouriri scrive le sue pagine migliori. Broken Chair è il cuore pulsante del disco: una linea di synth che trombeggia, una batteria al cowbell contagiosa, un ritornello che non molli più. Lei deride una sedia rotta abbandonata per strada, poi realizza di essere la pentola che chiama il kettle nero: «Vomita nel tombino / È sempre più difficile amarla».

In quel momento la canzone smette di essere colonna sonora e diventa specchio. Chinouriri è insieme difensiva e autoironica, crudele e tenera, la regina della pista che si accorge di aver perso le chiavi di casa. I Think I Spoke Too Soon non è un disco perfetto — qualche passaggio resta impantanato nella propria nebbia — ma quando colpisce, colpisce dove fa male. E si balla lo stesso. Anzi, proprio per questo.

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