C'è un dettaglio che ti si pianta in testa e non se ne va più. Non le mura spesse, non il cibo immangiabile, non nemmeno gli interrogatori notturni. È una stazione radio. Relax FM, per la precisione. Trasmette soft rock dei primi anni 2000 — Coldplay, Keane, forse un po' di Snow Patrol — e uno speaker con voce da DJ notturno che annuncia in inglese accentato: "Relax FM, for calm and happy thoughts". Poi passa al russo: "per pensieri calmi e felici".
Evan Gershkovich la sente per la prima volta il giorno in cui la porta della cella 40 si chiude dietro di lui con un tonfo che sa di definitivo. È febbraio 2024, Lefortovo, il carcere dove l'URSS portava chi non doveva tornare alla luce del sole. Lui ha 32 anni, è un giornalista del Wall Street Journal, ed è lì da quasi un anno. Accusa: spionaggio. Verità: fare il proprio mestiere.
Il libro esce ora, si intitola This Cursed Beautiful Land — «Questa terra maledetta e bellissima» — e il passaggio su Lefortovo è di quelli che ti tolgono il fiato. Non per la violenza, che c'è ma sta fuori campo. Per la normalità assurda che la radio rappresenta. Una colonna sonora da centro commerciale, da sala d'attesa del dentista, pompata dentro una cella di isolamento dove la luce non si spegne mai e il tempo si misura in passi: tre per traverso, tre per lungo.
Gershkovich scrive che all'inizio cerca di afferrare i testi, di canticchiare mentalmente, di usare quelle canzoni come ancore. "Yellow" dei Coldplay. "Somewhere Only We Know" dei Keane. Brani che fuori segnano primi amori, esami universitari, notti insonni per motivi banali. Dentro diventano resistenza psicologica, l'unico ponte con un mondo che continua a girare senza di te.
C'è qualcosa di perversamente geniale, o forse solo crudele, nel mandare in onda «musica per pensieri felici» a chi non ha motivi per averne. Lo speaker non sa chi ascolta. O forse sa benissimo. Lefortovo non è un carcere qualunque: ci sono passati dissidenti, spie vere, prigionieri politici. La radio potrebbe essere un residuo burocratico, un tentativo di «umanizzare» l'inumanizzabile, o uno strumento di tortura bianca — white torture, la chiamano gli esperti: privazione sensoriale mascherata da cura.
Gershkovich ne esce ad agosto 2024, nello scambio di prigionieri più grande dalla Guerra Fredda. Sedici persone, aerei che si incrociano ad Ankara, abbracci sulla pista. Oggi è libero, scrive, parla, testimonia. Ma in un'intervista recente ha detto una cosa che mi è rimasta addosso: "A volte, in macchina, parte una canzone di quindici anni fa e per un secondo sono di nuovo lì. Tre passi per traverso, tre per lungo. E lo speaker che mi augura pensieri calmi e felici."
La musica, si sa, è memoria. Ma qui è anche sopravvivenza. E quel soft rock da ascensore, quelle melodie fatte per non disturbare nessuno, diventano l'inno più punk che si possa immaginare. Perché resistere in una cella 3x3 metri con Chris Martin che ti sussurra "look at the stars" non è relax. È ribellione.
