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Smantellare il mito del dolore: Margherita Vicario, Gloria Tricamo e le nuove rotte dell'indie italiano

Smantellare il mito del dolore: Margherita Vicario, Gloria Tricamo e le nuove rotte dell'indie italiano

Ci sono momenti in cui la canzone d'autore smette di inseguire la risposta facile ed entra dentro la realtà quotidiana a passo felpato, cambiando il colore e la percezione di quello che ci circonda. È l'effetto di una chitarra lasciata sospesa o di un synth che apre una crepa nell'ordinario: tre minuti che trasformano la percezione. La nuova selezione di uscite della scena indie italiana si muove proprio in questo spazio di consapevolezza, regalandoci brani che rifiutano le scorciatoie commerciali e chiedono di essere attraversati con cura.

A guidare questa cordata di necessaria vulnerabilità c'è Margherita Vicario con la sua nuova Ho chiesto aiuto. Un titolo che ha la disarmante nettezza di un'ammissione, ma che custodisce una complessità rara nel pop nostrano. La cantautrice compie un'operazione culturale ed emotiva di rilievo: smantella il secolare e ormai stanco dogma dell'artista maledetto, rifiutandosi categoricamente di romanticizzare la sofferenza. Nel suo racconto, l'ansia e il malessere psicologico non sono vezzi estetici con cui adornarsi, ma pesi di cui liberarsi nel momento in cui si comprende che ciò che avevamo normalizzato era in realtà una prigione.

Vicario non promette colpi di spugna miracolosi — l'abisso rimane, come suggerisce il bellissimo verso «Mi è apparso un mare calmo, ma dai fondali accesi» —, ma insegna a cambiare lo sguardo: si può osservare il fondo senza necessariamente caderci dentro. Dalla cautela dubitativa di un «forse il bello resiste» la traccia approda così alla luminosa certezza finale che «il bello, quello esiste». Una liberatoria boccata d'ossigeno.

Sulla stessa frequenza di intima resistenza si muove Gloria Tricamo con Naufraghi ed eroi, brano che anticipa il suo album d'esordio Fuck, Marry, Die (in uscita il prossimo 23 ottobre). Qui il mare cessa di essere semplice ambientazione per farsi vera e propria condizione esistenziale. Tricamo ridefinisce i confini tra vittoria e sconfitta: la vulgata comune accosta il naufrago al perdente e l'eroe al trionfatore, ma la scrittura dell'artista ci ricorda che rimanere a galla e sopravvivere alla propria tempesta emotiva è già, di per sé, un silenzioso e straordinario atto eroico.

Tra conferme autorevoli ed esordi promettenti, la nuova musica italiana dimostra di non aver più paura di mostrare le proprie crepe. Ed è esattamente da lì che continua a filtrare la luce migliore.

Marco Rota

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