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Solo il 21% della musica live nei club è registrato: lo studio MVT-Audoo svela il buco nero delle royalty

Solo il 21% della musica live nei club è registrato: lo studio MVT-Audoo svela il buco nero delle royalty

Il dato è di quelli che fanno rumore, anche se arriva in sordina: solo il 21% della musica eseguita dal vivo nei locali di base britannici risulta regolarmente registrato presso le società di collecting. Il resto — quasi quattro quinti del repertorio — finisce in un buco nero dove le royalty non arrivano, gli autori non vengono pagati e il sistema di distribuzione mostra tutta la sua fragilità.

Lo rivela lo studio pilota condotto da Music Venue Trust (MVT) in collaborazione con Audoo, la tech company specializzata nel monitoraggio audio per la raccolta dei diritti d'autore. L'indagine, svolta tra agosto e settembre 2026, ha analizzato 623 ore di performance live catturate nei venue di base: di queste, appena 134 ore — il 21%, appunto — corrispondevano a brani presenti nel database di PRS for Music.

«I risultati sono coerenti con le nostre stime», commenta MVT, che da tempo contesta l'assunto implicito secondo cui esisterebbe un «repertorio registrato al 100%». La realtà, fotografata dalla tecnologia di Audoo, è molto più frammentata: 2.238 esibizioni live riconosciute, tra cui 23 set di tribute band per un totale di oltre 380 canzoni, e la mappatura di autori che eseguono il proprio materiale — tra questi, 13 brani dai cataloghi di James Walsh (Starsailor) e Ben Ottewell (Gomez).

Il mese di settembre da solo ha restituito 1.190 canzoni diverse eseguite dal vivo, con un dettaglio illuminante: l'87% è stata ascoltata una sola volta. Una lunga coda di esecuzioni uniche, spesso di brani originali o versioni alternative, che il sistema attuale fatica a intercettare. La musica registrata — quella che passa dagli impianti tra un set e l'altro o durante i DJ set — rappresenta un capitolo a parte, altrettanto critico per la completezza della rendicontazione.

Lo studio non è solo una fotografia: è una prova di concept. Dimostra che la tecnologia di riconoscimento audio può colmare il divario tra ciò che viene suonato e ciò che viene pagato. Per MVT, è l'ennesima conferma che serve un cambio di paradigma nella distribuzione delle royalty agli autori, a partire dai luoghi dove la musica nasce davvero: i piccoli palchi, le sale da 200 posti, i circuiti dove gli artisti — anche quelli affermati — tornano a testare brani nuovi o a suonare per il gusto di farlo.

La battaglia per pagamenti PRS più equi passa da qui: dalla consapevolezza che il repertorio live è molto più vasto di ciò che i database raccontano. E che ogni brano non tracciato è un autore non pagato.


Sara Bianchi

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