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Suonare Grazie: quando la colonna sonora si libera dallo schermo

Suonare Grazie: quando la colonna sonora si libera dallo schermo

C’è una domanda che Tommaso Colliva si porta dietro da anni, tra una sessione in studio e l’altra: che fine fa una colonna sonora quando i titoli di coda scorrono via? La risposta, spesso, è nessuna. Finisce in un hard disk, in una cartella condivisa, nel limbo dei diritti sincronizzati. Eppure quella musica – scritta per un film, un documentario, un podcast, un videogioco – ha una vita propria. Una tensione narrativa che non dipende dalle immagini che l’hanno generata.

Colliva, produttore tra i più lucidi della scena italiana (basta pensare al lavoro con i Calibro 35 per capirne la statura), ha deciso di smettere di aspettare che il mercato si accorgesse del problema. Ha fondato Suonare Grazie, etichetta interamente dedicata alla musica applicata. Non una library, non un catalogo di sincronizzazioni: un luogo dove quelle partiture possano esistere per conto loro, svincolate dall’utilizzo primario e dalle logiche da playlist che oggi dettano legge.

Il battesimo tocca a Fabio Rondanini, batterista che non ha bisogno di presentazioni – lo definimmo “il più bravo in assoluto” in una nostra classifica di qualche tempo fa, e il tempo non ha fatto che confermarlo. La sua The Basketball Dream nasce come colonna sonora del documentario su Marco Belinelli, il primo italiano a vincere un anello NBA. Ma ascoltata fuori contesto, la partitura regge da sola: groove circolari, dinamiche che respirano, una scrittura che sa di jazz contemporaneo quanto di library music anni Settanta, quella che i produttori hip-hop hanno saccheggiato per decenni.

“L’idea è nata gradualmente”, racconta Colliva. “Confrontandomi con tante produzioni di musica applicata che, per un motivo o per l’altro, facevano fatica a essere pubblicate. La vita di questa musica fuori dall’utilizzo primario è tutta da inventare. E spesso non rispetta gli standard del mercato discografico attuale, basato su singoli e playlist. Per tanti progetti ho pensato: sarebbe bello ci fosse un modo semplice ed efficace di pubblicarle.”

Suonare Grazie non vuole essere un archivio. È un atto di fiducia nella forma-album, nella sequenza, nel racconto che la musica sa fare da sola. Rondanini apre le danze, ma la lista d’attesa è già fitta: colonne sonore per documentari, podcast, installazioni. Musica che serviva a qualcos’altro, e ora non serve più a niente. Tranne che a se stessa. Ed è proprio lì che diventa indispensabile.

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