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Swans - Newly Sentient Being: l'alba di una coscienza meccanica

Swans - Newly Sentient Being: l'alba di una coscienza meccanica

Newly Sentient Being arriva a quattro anni da The Beggar come un monolite nero nella discografia degli Swans: compatto, verticale, inesorabile. Cinque tracce, quarantacinque minuti, zero concessioni. Michael Gira, sessantottenne e ancora capace di scavare abissi con la voce di un profeta dell'Antico Testamento, guida la sua congregazione - Kristof Hahn, Dana Schechter, Larry Mullins, Phil Puleo - attraverso territori che il collettivo newyorkese percorre da quarant'anni, ma con una consapevolezza nuova, appunto sentiente.

L'apertura "Proto-Consciousness" (12:34) si sviluppa per accumulazione: un riff di lap steel che ricorda le lande desolate di Soundtracks for the Blind, percussioni tribali che pulsano come un cuore meccanico, la chitarra di Hahn che incide lamine di feedback. La voce di Gira entra a metà percorso: "I am the machine that dreams of flesh", ripete, e il mantra diventa architettura. Non c'è climax, solo stratificazione - la lezione di Seer e To Be Kind riletta attraverso una lente più fredda, post-umana.

"Neural Pathways" e "Synthetic Prayer" formano il dittico centrale: la prima nervosa, percussiva, quasi dance nel suo incedere motorik krautrock; la seconda un drone liturgico dove il basso di Schechter vibra come un canto gregoriano per androidi. È qui che la produzione - curata da Gira con Martin Bisi, storico alleato - brilla: ogni frequenza ha peso specifico, ogni silenzio è carico di tensione.

La title track chiude il cerchio in quindici minuti di crescendo glaciale. Quando Gira sussurra "We are newly sentient / We are newly born", il confine tra uomo e macchina si dissolve. Non è transumanesimo ottimista: è constatazione spietata. Gli Swans non hanno mai offerto salvezza, solo rivelazione attraverso l'estremo.

In un panorama musicale ossessionato dall'immediatezza, Newly Sentient Being è un atto di resistenza radicale. Richiede ascolto profondo, tempo, abbandono. Chi accetta la sfida ne esce trasformato.

- Marco Rota

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