Ci sono band che suonano per essere ascoltate. Altre, molto più rare, suonano per essere vissute. Gli Sweat Like An Ape! appartengono alla seconda categoria. Il punto esclamativo nel nome non è un vezzo grafico: è un avvertimento. Da oltre un decennio il quartetto di Bordeaux — Sol Hess (voce e chitarra), Matthieu Bohers (chitarra), Oscar Galea (basso) e Jérôme d'Aviau (batteria) — trasforma i palchi europei in saune collettive, dove il confine tra musicisti e pubblico si dissolve nel sudore e nel volume.
Sette anni dopo l'ultimo lavoro in studio, il gruppo riemerge con "Something in the Way We Spin", LP compatto e letale: 35 minuti, nove tracce, zero riempitivi. Prodotto da Rupert Clervaux (già al lavoro con The Limiñanas, Chevalrex), l'album cattura l'energia brutale dei loro live senza smussarne gli spigoli. Anzi, li affila.
L'apertura "Spin" dichiara subito le coordinate: basso pulsante, chitarre che tagliano come lame arrugginite, la voce di Hess che oscilla tra predicazione e urlo scomposto. È post-punk nella sua accezione più fisica, quella che deve più ai Contortions di James Chance che ai Joy Division di turno. La sezione ritmica — Galea e d'Aviau — lavora come un motore a scoppio: ipnotica, tribale, inarrestabile.
Branchi come "The Dancer" o "No Way Out" accelerano il battito cardiaco: ritmiche motorik, riff circolari, cori da stadio per anime inquiete. Ma è nei rallentamenti che il disco rivela la sua profondità. "Slow Down" trascina il tempo in una melma densa, quasi no-wave, mentre "Embrace" — titolo beffardo — chiude l'album con un abbraccio che stringe fino a togliere il fiato, tra feedback controllati e una tensione che non si risolve.
Testualmente, Hess naviga tra alienazione urbana, desideri repressi e quella geometria emotiva che dà il titolo all'opera: something in the way we spin, qualcosa nel modo in cui giriamo su noi stessi, attorno agli altri, dentro vortici che non scegliamo. Niente poesia da libretto: frasi spezzate, slogan, mantra da urlare a pieni polmoni in una sala gremita.
In un panorama italiano che guarda spesso Oltremanica o Oltreatlantico, "Something in the Way We Spin" ricorda che la Francia — quella vera, provinciale, notturna — continua a partorire rock che non chiede permessi. Gli Sweat Like An Ape! non vogliono essere la vostra band preferita. Vogliono essere la band che vi costringe a muovervi. E ci riescono, maledettamente bene.
Voto: 8/10