Metti quattro ex studenti d'arte nella stessa stanza dopo decenni di silenzi, frecciatine a mezzo stampa e una carriera che ha ridefinito i contorni del post-punk e della New Wave. Ti chiederai: "How did I get here?". La risposta, oggi, non è un nuovo tour mondiale né un album d'inediti, ma un progetto editoriale che ha del clamoroso per il suo valore simbolico e documentale.
David Byrne, Tina Weymouth, Jerry Harrison e Chris Frantz hanno annunciato ufficialmente la loro collaborazione per "Talking Heads: New Feeling", un imponente coffee-table book edito da Abrams Books e in uscita il prossimo 18 maggio. L'annuncio è arrivato a sorpresa tramite un reel condiviso su Instagram, dove i quattro membri della storica formazione appaiono seduti in cerchio, distesi e intenti a raccontare la genesi dell'opera.
La data di pubblicazione non è affatto casuale: il volume è stato concepito per coincidere con il cinquantesimo anniversario del loro storico debutto discografico, Talking Heads: 77. Per l'occasione, la band ha deciso di riaprire i propri archivi personali, rimasti sigillati per oltre quarant'anni. Come ha spiegato il chitarrista Jerry Harrison, tra le pagine del libro troveranno spazio bozzetti originali delle copertine, taccuini con i testi manoscritti di Byrne e una vastissima selezione di fotografie private del tutto inedite.
L'opera ripercorre la parabola ideale del quartetto: dall'incontro tra i banchi della Rhode Island School of Design (RISD) fino al debutto sul palco del CBGB di New York, epicentro della rivoluzione punk ed emerging new wave degli anni Settanta. Un tragitto estetico e sonoro che ha trasformato l'intellettualismo concettuale in ritmo dance nevrotico e irresistibile.
Dopo anni di rapporti notoriamente tesi — in particolare tra Byrne e la sezione ritmica composta da Frantz e Weymouth — questo progetto segna un ulteriore tassello nel percorso di riavvicinamento iniziato recentemente con le celebrazioni per i 40 anni del film-concerto Stop Making Sense. Per una band nata tra le aule di un'accademia d'arte prima ancora che nelle sale prove, ritrovare la propria armonia attraverso un oggetto visivo e d'autore rappresenta forse il capitolo celebrativo più coerente possibile.
