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TeddyBear - Le Plus Beau: eleganza minimale in tre atti

TeddyBear - Le Plus Beau: eleganza minimale in tre atti

Con Le Plus Beau, TeddyBear consegna un EP che sembra un bozzetto deliberato: tre tracce, venti minuti scarsi, un'estetica che flirta con la chanson francese d'avanguardia e un pop da camera sussurrato. L'etichetta naïve, da sempre attenta a progetti che sfuggono alle logiche mainstream, pubblica un lavoro che privilegia la sottrazione all'eccesso, ma la cui concisione finisce per sembrare più un limite strutturale che una scelta poetica.

La title track Le Plus Beau apre con un pianoforte preparato, corde pizzicate e un letto di synth analogici che respirano in controluce. La voce di TeddyBear - timbro androgino, intonazione precisa, vibrato quasi assente - si appoggia su un'armonia modale (Mi maggiore / Do# minore) che evita la risoluzione classica, creando una tensione irrisolta. Il ritornello, minimale, si regge su un ostinato di due note al basso e una melodia che sale di un semitono per poi ricadere: efficace, ma privo di quella spinta emotiva che trasformerebbe l'ascolto in esperienza memorabile. Il missaggio, curato nei medi, lascia i bassi un po' arretrati, penalizzando la dinamica complessiva.

Enfin Bon sposta l'asse verso ritmiche più marcate: una drum machine Roland TR-808 addolcita da riverberi a pioggia, basso synth rotondo e accordi di Rhodes che richiamano il sophisti-pop anni '80. La struttura è canonica (strofa-ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello), ma il bridge introduce una modulazione inaspettata verso il Fa diesis maggiore che rompe la prevedibilità. L'interpretazione vocale si fa più teatrale, con fraseggi parlati sul finale che ricordano Serge Gainsbourg. Tuttavia, la produzione comprime eccessivamente la gamma dinamica (loudness intorno a -6 LUFS), schiacciando le sfumature timbriche.

Chiude Chaussures Roses, brano più spoglio: solo voce, chitarra acustica fingerpicking e un violoncello che entra nell'ultima strofa. La scrittura armonica è la più interessante del lotto: giri di accordi che scivolano per terze maggiori (Sol - Si - Mi - Sol#), creando un senso di deriva tonale. Il testo, frammentario e imagista, gioca sull'ossimoro del titolo. Peccato che la registrazione della chitarra presenti un fastidioso rumore di tastiera (fret buzz) non corretto in post-produzione, segno di una cura non uniforme.

Nel complesso, Le Plus Beau mostra un artista con gusto raffinato e una visione estetica coerente, ma la scelta del formato EP - tre brani appena - impedisce di valutare la tenuta su lunga distanza. La coerenza sonora c'è, la tavolozza timbrica è riconoscibile, ma manca il brano "manifesto" che fissi l'identità di TeddyBear oltre la suggestione. Potrebbe piacere a chi ama il pop d'autore alla Flavien Berger o la nuova chanson di Clara Luciani; deluderà chi cerca hook immediati o varietà ritmica. Un esordio (o ritorno) promettente, ancora acerbo nella realizzazione tecnica e nella profondità del songwriting.

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