C'è un predicatore che non cerca applausi, ma conferme che non arrivano. La sua voce apre NOAH, terzo capitolo discografico del 2026 per Teller Bank$, e subito ci trascina dentro una narrazione che sa di antico testamento e di strade ghiacciate dell'Iowa. «Dio ti dà una visione che ti fa sembrare pazzo», ammonisce il preacher su un letto di tasti spogli e macchinari navali che gemono. «La gente riderà, dirà: perché sei consumato da queste cose'». Nessun «amen» dalla folla, solo il silenzio che precede il diluvio.
Bank$ raccoglie quel silenzio e lo trasforma in rime affilate come lame. Da Denver a Des Moines – piazza improbabile per un gigante dello street rap – l'artista ha affinato una penna che non conosce mezze misure. «Ho visto l'opera di Gesù e dei demoni nella vita reale», sputa su Genesis, mentre il suo baritono nasale si impenna, «ho frustato l'acqua e ci ho camminato sopra». È un'affermazione di fede e insieme di sopravvivenza, il manifesto di chi ha passato 666.000 ore – così narra la leggenda – ad affilare la spada.
La produzione, ancora una volta affidata al collettivo nordorientale $$$, è un personaggio a sé stante. Ogni traccia porta la firma di più producer, intrecciati come corde di una rete da pesca. I drum oscillano tra boom-bap avvolgente (My Brother, Die Today) e atmosfere maligne dove le percussioni svaniscono, lasciando spazio a synth che sembrano lamenti di balene in tempesta. È un suono «nautico», spazioso, che fa da contrappunto perfetto alla densità lirica di Bank$.
Il concept non è un semplice espediente: la storia di Noè diventa metafora della condizione dell'artista indipendente, costruttore di un'arca fatta di barre mentre il mondo intorno annega nel conformismo. I sample del predicatore tornano come un leitmotiv, ricordando che la visione richiede solitudine. E quando su Die Today Bank$ rappa «Costruisco la mia nave mentre voi contate i like», la linea tra sacro e profano si dissolve.
NOAH non è un album facile. Richiede ascolti ripetuti, come una scrittura che si svela a strati. Ma proprio in questa richiesta risiede la sua grandezza: in un panorama rap saturo di istantanee, Bank$ consegna un'opera-mondo, biblica nella portata e chirurgica nell'esecuzione. Terzo disco in pochi mesi, eppure nessun calo di tensione. Anzi, la sensazione è che l'artista stia appena iniziando a navigare.
— Elena Verdi
