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Teresa Battaglia torna tra le ceneri: la colonna sonora del noir italiano che non ti aspetti

C'è un momento preciso in cui I Casi di Teresa Battaglia smette di essere una semplice fiction Rai e diventa qualcos'altro: quando il silenzio dei boschi friulani viene squarciato non da uno sparo, ma da un violoncello che graffia l'aria come unghie su lavagna. La terza stagione, tratta da Figlia della cenere di Ilaria Tuti, approda in prima serata su Rai 1 (e in streaming su RaiPlay) portando con sé una colonna sonora che da sola varrebbe il prezzo del biglietto — o meglio, del canone.

Firmata da Michele Braga, già al lavoro su Suburra e Il primo re, la partitura non accompagna: è la voce nascosta di Teresa. Elena Sofia Ricci, che torna a vestire i panni della profiler affetta da Alzheimer precoce, ha dichiarato in conferenza stampa: "La musica mi dice cosa prova Teresa quando le parole le mancano". E si sente. Braga mescola elettronica glaciale, archi distorti e field recording — il vento tra i larici, lo scricchiolio del ghiaccio — creando un paesaggio sonoro che è insieme radicato nel territorio e astratto, quasi lynchiano.

Il cast si arricchisce di volti noti: Giuseppe Battiston (sempre più a suo agio nel ruolo del commissario Parisi, contrappunto umano alla genialità clinica di Teresa), Maurizio Lastrico e una sorprendente Anna Ferzetti in un ruolo chiave che non spoileriamo. La regia di Carlo Carlei e Kiko Rosati stringe i tempi: sei episodi da cinquanta minuti, niente riempitivi, una tensione che ricorda il miglior True Detective ma con un'anima profondamente italiana — anzi, friulana.

Perché parlarne su OndaPop? Perché il confine tra serie tv e concept album qui si dissolve. Braga ha composto temi ricorrenti per ogni personaggio, li sviluppa come leitmotiv wagneriani, li frammenta quando la mente di Teresa si frammenta. Il tema principale, "Cenere", è già in loop nelle playlist "Late Night Noir" di Spotify. E non è un caso: la serie è prodotta da Rai Fiction e Publispei con il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Commission, che da anni scommette sull'audiovisivo come volano culturale — e musicale — del territorio.

Figlia della cenere non è solo l'ennesimo crime al femminile. È un'opera che usa il suono come narrazione, la malattia come lente deformante, il paesaggio come personaggio. Se amate le colonne sonora che restano addosso dopo i titoli di coda — da Twin Peaks a Chernobyl — datele una chance. Teresa Battaglia vi aspetta tra gli alberi. E la sua musica non vi lascerà andare.

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