Un audio trafugato da un evento riservato per donatori a Washington, lo scorso 24 settembre, getta ombre pesanti sulla corsa al Senato del Texas e sulla tenuta del Partito Repubblicano nello Stato della Stella Solitaria. Protagonista delle registrazioni, ottenute da Rolling Stone, è Ken Paxton, procuratore generale uscente e candidato al Senato, colto mentre fa confessioni imbarazzanti sul governatore Greg Abbott e sulla propria campagna.
"Sì, Abbott sta faticando", ammette Paxton davanti a una platea ristretta di finanziatori. Nonostante il vantaggio di notorietà e di cassa sullo sfidante democratico Gina Hinojosa, la corsa per la rielezione del governatore sarebbe "ancora testa a testa". Un partecipante reagisce con un lapidario "Cavolo", e Paxton rincara la dose: Abbott se la gioca per il seggio pur non avendo affrontato primarie "brutali, piene di spot negativi" come quelle che hanno insanguinato il suo percorso.
Il procuratore elenca poi i suoi tre handicap: poco tempo per raccogliere fondi, la valanga di attacchi subita nelle primarie, un avversario — James Talarico — ben finanziato e noto. Talarico, se eletto, sarebbe il primo democratico a vincere una carica statale in Texas da decenni. Paxton, che può vantare l'endorsement di Donald Trump alle primarie repubblicane, cerca insomma di scaricare le responsabilità sui numeri deludenti.
Le registrazioni — diffuse a più riprese a partire da fine settembre da un partecipante ostile alla candidatura — compongono un quadro coerente: un candidato che in privato prevede perdite repubblicane anche in parlamento statale e cerca alibi per una campagna definita "sottotono" dagli osservatori. La portavoce Madison Cercy ha bollato l'operazione come "audio selezionati ad arte da un evento privato", ma il danno d'immagine è fatto.
In un Texas che i dem sognano di tingere di blu, le parole di Paxton suonano come un segnale di allarme per l'intero establishment GOP. Se anche il procuratore generale, uomo di fiducia di Trump, ammette crepe nel muro repubblicano, la battaglia per il Senato e per il palazzo del governatore si annuncia più incerta che mai.
