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THÉA - POPSTAR SPEEDRUN: la corsa vertiginosa verso l'apoteosi synth-pop

THÉA - POPSTAR SPEEDRUN: la corsa vertiginosa verso l'apoteosi synth-pop

C'è un momento preciso, a metà della title track, in cui il kick drum sparisce e resta solo la voce di THÉA — al secolo Tea Pellegrini — a sussurrare "non so se ce la faccio, ma corro lo stesso". Quel vuoto di tre secondi è la chiave di lettura di POPSTAR SPEEDRUN: un album che tratta la velocità non come estetica, come urgenza esistenziale.

Classe 1994, cresciuta tra i rave abusivi della Bovisa e le lezioni di pianoforte al Conservatorio, Pellegrini ha passato l'ultimo decennio a produrre beat per metà della scena rap milanese (da Rkomi a Mahmood, passando per i primi demo di Anna). POPSTAR SPEEDRUN è la sua rivincita: dodici tracce scritte, arrangiate e mixate in solitudine nel suo home studio di Lambrate, tra una sessione per conto terzi e l'altra.

Musicalmente, il disco è un'enciclopedia del pop europeo degli ultimi trent'anni filtrata attraverso la sensibilità iper-contemporanea dell'hyperpop. "VHS Dreams" apre con un arpeggiatore Korg M1 che cita esplicitamente "Blue" degli Eiffel 65, prima di esplodere in un chorus da festival trance anni Novanta; "Autotune Heartbreak" piega il vocoder fino a farlo suonare come un violoncello distorto, mentre "Speedrun" — il centro emotivo dell'album — sovrappone un campione di "Smalltown Boy" dei Bronski Beat a una batteria footwork a 160 BPM.

La produzione è chirurgica: ogni transizione, ogni fill di snare, ogni sidechain è calibrato al millisecondo. Eppure, paradossalmente, la forza del disco sta nelle imperfezioni deliberate: la presa diretta del respiro prima del bridge in "Glitter & Grease", il click del mouse lasciato in "Outro (Credits)", la voce che cede sul falsetto in "Final Boss". Sono cicatrici esibite con orgoglio in un genere che predilige la superficie levigata.

L'impatto culturale è già misurabile: l'hashtag #PopstarSpeedrun ha generato oltre 40 milioni di visualizzazioni su TikTok prima ancora dell'uscita, con creator che usano le stem rilasciate da THÉA per costruire le proprie "run" — coreografie, speedpainting, speedrun videoludici letterali. L'album è diventato metafora di una generazione che vive la vita come speedrun: ottimizzare, saltare i dialoghi, raggiungere il credito finale prima che i riflettori si spengano.

Non tutto funziona: "NPC Energy" scivola nel pastiche, e la seconda metà perde coesione narrativa. Ma quando centra il bersaglio — e lo fa per almeno otto tracce su dodici — POPSTAR SPEEDRUN ridefinisce cosa possa essere il pop italiano nel 2024: ambizioso, colto, spudoratamente emotivo sotto la carrozzeria lucida.

— Marco Rota

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