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The Avalanches - No Bad Memories: l'architettura del ricordo in trentuno frammenti

The Avalanches - No Bad Memories: l'architettura del ricordo in trentuno frammenti

C'è una geometria invisibile che tiene insieme No Bad Memories, il nuovo lavoro dei The Avalanches uscito per EMI. Non è un album nel senso canonico del termine: è un'architettura sonora, una cattedrale costruita con mattoni presi in prestito dalla storia della musica registrata. Trentuno tracce, quasi tutte sotto i tre minuti, che scorrono come fotogrammi di un film mai girato.

Il collettivo di Melbourne - Robbie Chater, Tony Di Blasi e l'ormai storico apporto di Darren Seltmann, qui assente ma presente in spirito - porta alle estreme conseguizioni la poetica del plunderphonics inaugurata con Since I Left You (2000) e raffinata in Wildflower (2016). Ma dove quei dischi cercavano ancora una forma-canzone, qui la forma è la dissolvenza. "Bd-R" apre con un loop di archi che pare uscito da una colonna sonora di Morricone per un western mai esistito; "Together" innesta una vocalità soul su un breakbeat che ricorda i primi DJ Shadow; "Xerox Altalink B8055" - titolo che è già manifesto - trasforma il ronzio di una fotocopiatrice in pattern ritmico, in un atto di musique concrète domestica.

La scelta del genere "Anime" nei metadati non è errore di catalogazione: è chiave di lettura. Come nell'animazione giapponese, ogni frame contiene un mondo intero, e la narrazione procede per accumulazione emotiva più che per sviluppo lineare. "I Give Everything I Have 2 U" e "Every Single Weekend" funzionano come leitmotiv ricorrenti, temi che ritornano trasformati - ora in chiave ambient ("Blue Shadows"), ora come frammenti vocali pitch-shiftati ("Logoland"). La suite centrale "Like Clockwork / Hit by Traffic" è il cuore pulsante: sette minuti in cui il tempo si dilata, si contrae, si fa circolare.

Culturalmente, No Bad Memories arriva in un momento in cui l'algoritmo ha reso il sampling onnipresente ma privo di memoria. I The Avalanches ricordano che citare non è copiare: è curare. Ogni frammento sonoro qui porta con sé la sua storia, il suo contesto, i suoi fantasmi. "3D Glasses Not Included" non è solo un titolo ironico: è dichiarazione poetica. La tridimensionalità dell'ascolto richiede partecipazione attiva. "Vida" chiude il cerchio con un campione di Caetano Veloso - e improvvisamente l'Australia, il Brasile, l'Italia (la label EMI) convergono in un'unica geografia emotiva.

Un disco che richiede tempo, silenzio, ripetizione. Non per tutti. Ma per chi accetta la sfida, è una mappa per territori inesplorati della memoria collettiva.

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