Iscriviti a OndaPop entra in classifica

Articolo

The Cure: Songs of a Lost World debutta al numero uno in 12 paesi

The Cure: Songs of a Lost World debutta al numero uno in 12 paesi

Ci sono ritorni che fanno rumore e ritorni che fanno storia. Songs of a Lost World, quattordicesimo album in studio dei The Cure, appartiene alla seconda categoria. Pubblicato lo scorso 1 novembre a sedici anni di distanza da 4:13 Dream, il disco ha esordito direttamente al primo posto in dodici paesi — tra cui Regno Unito, Germania, Australia e Olanda — e ha conquistato la Top 10 negli Stati Uniti, miglior risultato americano della carriera per la band di Crawley.

Perché ora, perché così forte

Robert Smith ha compiuto 65 anni ad aprile. L'età non ha addolcito la sua scrittura: i brani nuovi — Alone, Endsong, I Can Never Say Goodbye — affondano nella perdita, nella malattia, nel tempo che sgretola certezze. Ma la forma resta quella di sempre: chitarre che si intrecciano come edera, basso melodico, voce che passa dal sussurro al grido senza perdere intimità. La produzione, curata dallo stesso Smith con Paul Corkett, lascia respirare ogni strumento. Niente trucchi, niente ospiti, niente concessioni allo streaming.

La lezione di Boys Don't Cry

Tutto torna al 1979. Boys Don't Cry — lato B diventato inno, singolo rifatto tre volte per il video, titolo rubato a un film di John Carpenter — conteneva già il DNA dei Cure: la melodia pop che regge un testo devastante, la maschera del maschio che non piange e crolla proprio per questo. Quella tensione tra superficie e abisso è il filo rosso che lega Three Imaginary Boys a Songs of a Lost World. Oggi, su TikTok, la canzone viaggia in remix spediti per ballare in camera da letto; nei concerti, Smith la suona per ultima, da solo alla chitarra acustica, e cinquantamila persone la cantano piano, come una preghiera laica.

Cosa aspettarsi dai prossimi mesi

Il tour europeo parte a maggio 2025: stadi e arena, nessuna data italiana annunciata al momento (ma i rumor parlano di Milano e Roma in autunno). La scalata delle classifiche vinili — l'album è il più venduto in formato fisico dell'anno nel Regno Unito — suggerisce che il pubblico giovane non cerca nostalgia, ma riconoscimento. I Cure non hanno mai smesso di parlare ai marginali, agli insonni, a chi si sente sbagliato. Songs of a Lost World aggiunge un capitolo nuovo a quella conversazione. E la conversazione, a giudicare dai numeri, è tutt'altro che finita.

Vota e commenta

Un solo gesto: scegli i vinili e scrivi cosa ne pensi.

Newsletter

Iscriviti e ricevi ogni settimana le recensioni, le liste e le novita direttamente nella tua casella email.