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La messa a nudo del gigante: l'essenzialità ritmica di 'The Who By Numbers'

La messa a nudo del gigante: l'essenzialità ritmica di 'The Who By Numbers'

Pubblicato nel 1967 per MCA Records, The Who By Numbers - qui analizzato nell'imponente edizione Super Deluxe da 74 tracce - rappresenta uno degli snodi più complessi ed essenziali nella discografia della formazione britannica. Lontano dall'architettura magniloquente delle opere concettuali, il disco si spoglia di ogni ridondanza arrangiativa per mettere a fuoco un rock crudo, fortemente incentrato sulla vulnerabilità del songwriting di Pete Townshend e su una resa sonora spietatamente immediata.

Produzione e tridimensionalità del suono

Dal punto di vista dell'ingegneria del suono, l'album adotta un missaggio secco e privo di grandi riverberi artificiali. La batteria di Keith Moon riduce le consuete rullate torrenziali per concentrarsi su una scansione del tempo più quadrata ma estremamente dinamica, valorizzata da una ripresa panoramica dei piatti limpida e mai satura. Il vero perno timbrico dell'opera è il basso elettrico di John Entwistle: posizionato al centro del mix con una presenza sulle basse frequenze definita e squillante, lo strumento non si limita all'accompagnamento, ma agisce come una vera e propria seconda chitarra solista.

Analisi dei brani: tra groove ritmici e minimalismo

La scaletta rivela una notevole varietà di strutture armoniche. L'apertura affidata a Slip Kid mette subito in chiaro l'approccio del disco: il brano si sviluppa su una pulsazione ritmica sincopata di matrice quasi latina, scandita da maracas e battiti di mani, su cui s'innesta un riff di chitarra ruvido. La voce di Roger Daltrey gestisce la strofa con un timbro secco e percussivo, prima di aprirsi in un ritornello dalla forte tensione melodica.

Di natura diametralmente opposta è il celebre episodio di Squeeze Box. Qui la struttura si semplifica drasticamente in un giro armonico elementare su tempo 4/4 staccato: l'intreccio tra l'arpeggio brillante di un banjo e la risposta ritmica della chitarra acustica crea un contrasto grottesco con la linea vocale, dimostrando un controllo perfetto delle dinamiche d'insieme senza fare ricorso a sovraincisioni complesse.

L'apice tecnico ed emotivo viene raggiunto in Dreaming From the Waist. La traccia si apre con un arpeggio acustico malinconico per poi esplodere in un hard rock tiratissimo. Il lavoro svolto da Entwistle su questo brano è impressionante: le sue linee di basso cromatiche e velocissime dialogano con le variazioni della chitarra elettrica, mentre la vocalità di Daltrey si arrampica verso il registro acuto con un'interpretazione aggressiva e sofferta.

La sorprendente parentesi di Blue Red and Grey spezza la continuità del disco con una scelta d'arrangiamento minimale: la voce, accompagnata quasi esclusivamente dal tocco delicato di un ukulele e da misurati interventi di fiati nel registro grave, mostra un lato sommesso ed elegiaco del gruppo, privo di qualsiasi enfasi retorica.

Giudizio critico e collocazione discografica

The Who By Numbers è un album che premia l'ascolto analitico. Chi cerca le sonorità altisonanti o i ritornelli epici del periodo psichedelico o delle opere rock potrebbe rimanere interdetto di fronte a una produzione così spoglia e a tratti introversa. Tuttavia, la qualità del songwriting e il livello di interazione ritmica tra i musicisti rimangono di primissimo ordine. La riedizione Super Deluxe offre una panoramica esaustiva su questo capitolo di transizione, confermandone il valore storico e formale.

Voto: 7.8/10 - Un lavoro solido, asciutto ed eseguito con perizia tecnica impeccabile, penalizzato solo da una leggera discontinuità qualitativa tra i brani principali e le tracce minori della scaletta.

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