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«This Is the One» contro «Grazie Roma»: quando lo stadio diventa un impianto stereo

«This Is the One» contro «Grazie Roma»: quando lo stadio diventa un impianto stereo

Ogni stadio ha una canzone di ingresso, e ogni canzone di ingresso è una dichiarazione di intenti. A Old Trafford, da quasi venticinque anni, i giocatori entrano in campo sulle note di This Is the One. Non è una scelta della dirigenza né un sondaggio tra i tifosi: la volle Gary Neville, e da allora è diventata liturgia. Ian Brown, voce degli Stone Roses, è tifoso dello United da sempre; Mani, il bassista della band, è morto nel novembre 2025 e la sua assenza ha reso quel giro di basso ancora più solenne, come succede ai riti che sopravvivono alle persone che li hanno inventati.

C'è una precisione feroce nella scelta. This Is the One è un disco che parla di essere l'eletto, il prescelto, quello giusto: la stessa presunzione che Manchester ha sempre messo nella propria musica. Factory Records, la Hacienda, i Joy Division che diventano New Order e trasformano il lutto in pista da ballo, gli Stone Roses che cuciono psichedelia e funk in un cappotto madchester, gli Oasis che portano il tutto in cima alle classifiche — con buona pace del fatto che i fratelli Gallagher sono tifosi del City, non dello United. Manchester ha costruito la propria reputazione sonora sul riciclo di una città post-industriale in qualcosa di desiderabile. Lo United, stasera, prova a fare lo stesso con una squadra che non vince da dieci partite, è diciassettesimo in Premier League dopo i ko con Bournemouth e Chelsea, ha tre punti in tre gare europee e un allenatore, Michael Carrick, con la panchina che scricchiola da settimane. La stampa inglese l'ha già classificata come l'ultima chiamata. Lisandro Martínez è stato lasciato fuori.

E qui la musica smette di essere colonna sonora e diventa biografia: il 10 aprile 2007, proprio contro la Roma, Carrick segnò due gol in un 7-1 che resta la vittoria più larga dello United in Champions League. Oggi quel ragazzo con il numero 16 in mezzo al campo deve trovare il modo di non finire la sua avventura in panchina contro la stessa avversaria. Non c'è scaletta che possa prepararlo.

Dall'altra parte, l'identità non si affida a un pezzo di venticinque anni fa ma a un cantautore romano di Trastevere. Grazie Roma fu composta nel novembre 1982 nella casa di Venditti e incisa l'8 marzo 1983, il giorno del suo compleanno: una canzone nata prima che quello scudetto esistesse, e per questo capace di raccontare non una vittoria ma un'appartenenza. La Curva Sud la canta prima di ogni partita, e nell'Olimpico è l'unico momento in cui anche i settori più distratti si allineano. Accanto, la Roma ha una scena indipendente che non vive di nostalgia: il folk-rock de Il Muro del Canto, i featuring con Piotta, un brano — 7 Vizi Capitale — finito come sigla di una serie Netflix vista in centonovanta Paesi. Roma non ha bisogno di sembrare moderna: ha già un repertorio che nessuno le può copiare.

In mezzo, il calcio vero, che è spietato con i repertori. La Roma di Gian Piero Gasperini arriva a quattro punti, imbattuta da cinque gare con quattro vittorie, reduce dal 5-2 all'Udinese e dal 4-0 allo Slovan Bratislava. Ma porta con sé una statistica che pesa come un macigno: due vittorie nelle ultime venti trasferte di Champions, e trentadue partite europee consecutive senza porta inviolata fuori casa — una serie cominciata proprio a Old Trafford, nel 2007, nel giorno del 7-1. Nei precedenti, otto incroci: cinque vittorie United, due Roma, un pareggio, e lo United ha vinto tutte e quattro le sfide casalinghe. L'ultimo incontro resta il 3-2 giallorosso del 6 maggio 2021, semifinale di ritorno di Europa League, inutile ai fini della qualificazione perché lo United era già avanti 8-5 nel totale.

La verità scomoda è che entrambi i rituali stasera rischiano di suonare come pezzi da museo: This Is the One continua a promettere un'elezione che la squadra non garantisce più, Grazie Roma gratitudine per un club che in Europa, fuori casa, ha smesso da tempo di dare motivi per ringraziare. La differenza la farà chi, tra i due, riuscirà a non trattarla come una canzone di sottofondo. Il fischio è alle 21 ora italiana, all'Old Trafford, con Gil Manzano e il VAR Del Cerro Grande. I dischi partono prima. Le scuse, dopo.

SOUNDTRACK DELLA SERA

  • The Stone Roses — This Is the One (il disco d'ingresso dello United, voluto da Gary Neville)
  • Joy Division — Love Will Tear Us Apart (Manchester prima della rinascita, prima di New Order)
  • New Order — Blue Monday (Factory, Hacienda, la città che balla sui propri ruderi)
  • Antonello Venditti — Grazie Roma (l'inno della Curva Sud, inciso l'8 marzo 1983)
  • Antonello Venditti — Roma non si discute, si ama (lo stesso cantautore, la stessa fede)
  • Il Muro del Canto feat. Piotta — 7 Vizi Capitale (la Roma indipendente di oggi, sigla di Suburra)

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