C'è una tensione costitutiva, in Death of Permanence, che va oltre la dialettica consueta tra struttura e improvvisazione. I THREESTEPSTOTHEOCEAN - trio milanese attivo dal 2012, già autori di The Sound of an Empty Room (2015) e Deluge (2019) - consegnano a Subsound Records un lavoro che rifiuta la comfort zone del post-rock strumentale per abbracciare un'articolazione più rischiosa: quella dell'art-rock come filosofia del divenire.
Sei tracce, quarantadue minuti. L'apertura "What Went Wrong" stabilisce subito le coordinate: un arpeggio di chitarra che si frammenta in metriche dispari, un basso che dialoga con la batteria in un contrappunto quasi barocco, prima che l'ingresso dei synth - modulazioni analogiche, niente preset - sposti l'orizzonte verso territori à la Talk Talk tardivi. "Black Syrup" accelera il passo: riff circolari, dinamiche che respirano come un organismo unico, e una sezione centrale dove il tempo sembra sospendersi in un drone armonico che richiama i Godspeed You! Black Emperor più meditativi.
Il cuore concettuale risiede nella title-track nascosta, "Eternity Is a Glitch": nove minuti in cui la band destruttura il proprio linguaggio. Frammenti melodici ricorrono come leitmotiv che non risolvono mai, sovrapposti a field recording (onde, vento, voci distorte) che trasformano l'ascolto in esperienza immersiva. È qui che il titolo dell'album trova la sua giustificazione: la permanenza è un'illusione, la musica ne è la prova sonora.
Prodotto da Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori, OvO) presso il Natural Headquarter Studio di Ferrara, il disco gode di una resa tridimensionale che valorizza ogni scelta timbrica: il suono di batteria - asciutto, privo di riverberi artificiali - ancorà le volute più eteree. La masterizzazione di Giovanni Versari (La Maestà) chiude il cerchio con una dinamica che respira, rifiuto esplicito della loudness war.
In un panorama italiano dove il progressive strumentale spesso scivola nell'autoreferenzialità, Death of Permanence si distingue per onestà intellettuale: non cita, rielabora. È un album che richiede ascolti ripetuti, ciascuno dei quali rivela strati precedentemente inudibili. Un'opera che conferma i THREESTEPSTOTHEOCEAN come una delle voci più lucide e necessarie della scena contemporanea.
