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Tiakola - WpointM: l'equilibrista tra mélodie e strada

Tiakola - WpointM: l'equilibrista tra mélodie e strada

Cè una scena, nel documentario La Mélodie uscito lo scorso inverno, in cui Tiakola sta in studio con un beat di BGRZ e, invece di rappare, sussurra: «Je veux que ça flotte, mais que ça cogne». Quella tensione - leggerezza e peso, radio e rue - è il motore di WpointM, quarto album in studio (se contiamo i due volumi di BDLM come entità unica) e primo vero banco di prova dopo lesplosione mainstream di Mélo e la consacrazione da headliner allAccor Arena.

Il titolo, acronimo di William Point Mort - il suo vero nome, William Mundala, incrociato con il gergo parigino per «punto cieco» - promette unautobiografia periferica. La realtà è più sfumata. Le produzioni, curate perlopiù dal fido Dany Synthé con incursioni di Juls e del belga Le Motel, disegnano un paesaggio sonoro che ibrida afro-trap melodico, amapiano dosato con parsimonia e quel R&B francophone che Tiakola ha contribuito a codificare. «Sans Visa», il singolo apripista, è la sintesi perfetta: chitarra acustica loopata, kick 808 che arriva in ritardo di un sedicesimo, ritornello che si pianta in testa dopo trenta secondi. Funziona, ma sa di già sentito.

I momenti più interessanti arrivano quando lartista abbassa la guardia. «19h42» - lora in cui il tram 3b passa sotto casa sua a Villepinte - è un spoken word su pianoforte preparato, zero auto-tune, dove racconta il padre partito per Kinshasa e non tornato. «Cœur en Miettes» campiona «Malaika» di Miriam Makeba e la trasforma in ninna nera per la figlia nata a gennaio. Qui Tiakola smette di essere hitmaker e diventa cantautore.

Il problema è che questi picchi emotivi occupano forse un terzo della tracklist. Il resto scorre via piacevole, inoffensivo, ingegnerizzato per lo streaming: bridge calibrati per TikTok, featuring funzionali (Gazo porta energia su «Zone Rouge», Aya Nakamura è elegante ma prevedibile su «Douce Violence»), testi che oscillano tra hustle generico e cuori infranti da manuale. Manca la ruvidità dei primi 4Keus, manca il rischio.

Storicamente, WpointM segna il passaggio di Tiakola da «nuova promessa del 93» a establishment dellurban francophone. È il disco che accompagnerà lestate 2026 nelle autoradio da Marsiglia a Montreal, quello che le major useranno come benchmark per i prossimi contratti. Culturalmente, rafforza legemonia di un suono afro-francese che ha soppiantato il boom-bap classico nelle playlist algoritmiche. Ma artisticamente? È il Views di Tiakola: monumentale nei numeri, conservativo nelle scelte.

Ascoltatelo in cuffia, camminando al tramonto. Vi accompagnerà bene. Poi mettete «Partir» (dal primo BDLM) e sentirete la differenza tra chi ha fame e chi gestisce il ristorante.

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