La guerra all'Iran ha segnato a fuoco il secondo mandato di Donald Trump, affossando l'economia statunitense e facendo crollare gli indici di gradimento. Ora, con le elezioni di metà mandato che minacciano di travolgere il Partito Repubblicano, la Casa Bianca starebbe valutando un colpo di coda militare per ribaltare la narrazione.
Secondo un'inchiesta di The Atlantic, basata su due fonti interne all'amministrazione, il Pentagono avrebbe ricevuto l'ordine di preparare un pacchetto di attacchi eseguibile prima del voto di novembre. L'obiettivo politico è chiaro: mostrare agli elettori che il comandante in capo sta facendo progressi concreti contro Teheran, trasformando un conflitto impopolare in una dimostrazione di forza.
La strategia contraddice la prudenza delle ultime settimane. Dopo gli scambi di fuoco di fine estate, una fragile tregua aveva preso piede, alimentata dall'attesa di capire quale leva avrebbe avuto ciascuna parte dopo le urne. Lo stesso Trump, parlando all'ONU a fine settembre, aveva ammesso che l'Iran stava temporeggiando: "Aspettano di vedere come vado alle midterm. Quello che non capiscono è che non sono io a correre, è il Partito Repubblicano".
Ma i numeri alla pompa di benzina non mentono. L'inflazione energetica, alimentata dall'instabilità nel Golfo, sta erodendo il consenso ben più di qualsiasi sondaggio. L'idea di un attacco mirato per costringere Teheran a un accordo che faccia scendere i prezzi del greggio appare, agli occhi della Casa Bianca, come l'unica carta rimasta da giocare.
Il rischio è enorme. Un'escalation militare potrebbe innescare una risposta asimmetrica iraniana, colpendo navi commerciali o basi americane nella regione, e spingere il prezzo del petrolio ancora più in alto. Inoltre, l'opinione pubblica statunitense, stanca di avventure all'estero, potrebbe punire proprio il partito che cerca di usare la guerra come arma elettorale.
Fonti del Congresso riferiscono di un crescente malumore anche tra i repubblicani moderati, che temono un "October surprise" fuori controllo. Intanto, Teheran ha già fatto sapere tramite canali diplomatici che qualsiasi attacco verrà considerato atto di guerra, promettendo una risposta "proporzionale e dolorosa".
In questo scenario, la mossa di Trump assomiglia più a una scommessa all'ultimo sangue che a una strategia calcolata. Se fallirà, il conto lo pagheranno i repubblicani alle urne — e l'economia globale alla pompa.
Alex Conti
