C'è una frase, nel comunicato stampa, che suona quasi come un manifesto: "'The Greatest Show On Earth'? Ora questa è una sfida. È un guanto di sfida, a noi stessi quanto a chiunque altro, per provare a regalare la notte migliore della vita di qualcuno". Firmato U2. Quattro parole — "la notte migliore" — che racchiudono l'ambizione smisurata di una band che, a quarant'anni da The Unforgettable Fire, rifiuta ancora l'idea di accontentarsi.
Il nuovo singolo, terzo estratto dal sedicesimo album in studio Carnaval De Luz (atteso per il 13 novembre), porta la firma di Bono, The Edge, Adam Clayton, Larry Mullen Jr. e Brian Eno in cabina di regia compositiva. Un brano espansivo, quasi cinematografico, che si apre su chitarre torreggianti — marchio di fabbrica di The Edge — e si chiude su un ritornello che sa di preghiera laica: "Love is a business that works at night / I sold myself for less than was right / You taught me what I was worth / In the greatest show on earth". Amore come atto di fede, come spettacolo totale, come rischio.
Il testo, come spesso accade nel tardivo U2, oscilla tra l'intimo e l'universale. "Made a profession out of breaking your heart / You call it lies, I call it art" — c'è autocoscienza, c'è ironia, c'è la consapevolezza di chi ha fatto della propria vulnerabilità una forma d'arte. E poi quell'immagine cosmica: "The light scatters things can get worse / These dark matters of the universe / Could not compete with us". La materia oscura dell'universo non regge il confronto. È U2 al massimo della sua retorica: grandiosa, sì, ma mai vuota.
Il video, diretto dal fedele Anton Corbijn, sposta la scena nel deserto californiano. Bianco e nero, estetica severa, la band ritratta come una setta mascherata dove le donne compiono tutto il lavoro pesante. Una satira visiva che ribalta l'iconografia religiosa — croci, processioni, riti — per trasformarla in commento sul potere, sul genere, sulla performance. Corbijn, da The Joshua Tree a oggi, continua a essere lo specchio più lucido dell'immaginario U2.
"The Greatest Show On Earth" segue "Silencio" e "Street Of Dreams", tracciando un arco narrativo che promette un album denso, stratificato, forse il più ambizioso dai tempi di Songs of Experience. Ma la notizia che farà correre i fan ai botteghini è un'altra: le prime date del tour mondiale 2027. Si parte a febbraio da Città del Messico, poi San Paolo e Buenos Aires a marzo. Ad aprire gli show, Beck — scelta non casuale, dato il suo eclettismo camaleontico, specchio deformante della stessa inquietudine creativa dei quattro di Dublino.
Stadi, non arene. La dimensione è quella delle origini, quella che Bono ha definito "un po' showman, un po' sciamano, una rivolta di colore, chitarra, basso e batteria irragionevoli, e melodie a cui aggrapparsi". Perché se la gente si presenta, loro ci sono di sicuro. I biglietti — dettagli a breve — saranno il prossimo banco di prova. Ma conoscendo la storia, la sfida è già vinta.
— Elena Verdi
