C'è un momento preciso, intorno al secondo minuto di st00pid, in cui il beat collassa su se stesso e lascia spazio a una linea di synth che suona come una ninna nanna trasmessa da una radio a onde corte. È lì che capisci che X/i\D non sta giocando.
L'EP — un'unica traccia da quasi sette minuti, pubblicata sotto l'egida di pieruun alla produzione — arriva senza preavviso, senza bio, senza artwork che non sia una stringa di caratteri alfanumerici. La strategia dell'anonimato calcolato non è nuova, ma qui funziona: costringe l'ascolto a confrontarsi solo con la materia sonora.
Musicalmente, st00pid naviga in acque ibride: glitch, deconstructed club e una vena ambient che affiora nei passaggi più distesi. La batteria è frammentata, campionata, riassemblata con una precisione chirurgica che ricorda i lavori più radicali di Autechre o la fase Syro di Aphex Twin, ma con una tensione emotiva tutta sua. I bassi sub-frequenziali vibrano nel petto, mentre micro-melodie pianistiche — quasi nascoste nel mix — emergono come ricordi sbiaditi.
Il pregio maggiore sta nella gestione dello spazio. Pieruun dosa il vuoto con la stessa cura del pieno: ogni silenzio è carico, ogni pausa è un respiro. La struttura non segue schemi canonici — niente strofa-ritornello, niente build-up convenzionale — ma procede per accumulo e sottrazione, come una scultura sonora che si fa da sé.
Se c'è un limite, sta nella durata: sette minuti possono sembrare eccessivi per un'unica idea, per quanto ben sviluppata. Ma è anche vero che st00pid non chiede attenzione passiva: pretende immersione.
X/i\D rimane un enigma. Nessun profilo social, nessuna intervista, nessuna traccia precedente rintracciabile. Forse è un side-project di qualcuno che già conosciamo, forse no. Importa poco. La musica parla da sola — e lo fa con una voce distorta, glitchata, ma inequivocabilmente umana.