Non usa mezzi termini Bono quando si tratta di politica. In una lunga conversazione con il New York Times, accanto al compagno di band The Edge, il cantante degli U2 ha definito «inconcepibili» i tagli agli aiuti internazionali imposti dal Department of Government Efficiency (DOGE) di Elon Musk, e ha accusato il Partito Repubblicano di essere stato «sequestrato» da un'«acquisizione aggressiva» orchestrata dall'amministrazione Trump.
«Penso che questo sia il più grande furto della storia del mondo: rubare l'America. E non è un film d'azione. È reale, sta accadendo», ha dichiarato Bono, riferendosi al contesto politico statunitense che definisce «straordinario».
Il musicista, che da venticinque anni si occupa di sviluppo internazionale attraverso organizzazioni come ONE e (RED), non nasconde la sua preoccupazione per le conseguenze umanitarie dello smantellamento dell'USAID. Citando stime pubblicate su The Lancet, ha avvertito che entro il 2030 potrebbero morire fino a cinque milioni di bambini sotto i cinque anni a causa dei tagli. «Anche se quelle previsioni fossero dimezzate», ha aggiunto, «quale famiglia cristiana, cattolica, ebraica, o semplicemente dotata di coscienza, accetterebbe l'emorragia di vite umane che ne deriverà?».
Bono tiene però a distinguere tra l'apparato politico attuale e l'elettorato conservatore. «Non voglio allontanare le brave persone che votano conservatore, che votano repubblicano. Il loro partito è stato sequestrato. Voglio invitarli a tornare, a rientrare», ha spiegato, sottolineando che «si vota conservatore per motivi legittimi». L'obiettivo, dice, è aprire un dialogo che eviti i soliti «scontri frontali», perché «questo è un problema serio e io ho rapporti personali seri con questa materia».
L'intervista arriva a pochi mesi dall'uscita di Carnaval De Luz, il sedicesimo album in studio della band, atteso per il 13 novembre, e in concomitanza con le celebrazioni per il cinquantenario degli U2. Un traguardo che, invece di spingere il gruppo verso la nostalgia, sembra aver rafforzato l'impegno civile del suo leader. «Dopo cinquant'anni», ha concluso Bono, «non possiamo permetterci di stare zitti».
