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Brad Paisley e la guerra dei bot: quando 'Same Here' diventa bersaglio della propaganda russa

Brad Paisley e la guerra dei bot: quando 'Same Here' diventa bersaglio della propaganda russa

Quando Brad Paisley ha pubblicato "Same Here" nel 2023, non immaginava che un inno alla fratellanza tra popoli sarebbe diventato il terreno di uno scontro digitale. La canzone, scritta a quattro mani con Lee Thomas Miller e Taylor Goldsmith dei Dawes pochi giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina, porta in sé un messaggio semplice: le differenze geografiche e culturali non cancellano ciò che ci accomuna. Per renderlo tangibile, Paisley ha chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di prestare la sua voce. Lui ha accettato.

«Non l'abbiamo scritta esplicitamente sull'invasione», racconta Paisley al podcast Nashville Now di Rolling Stone, «ma nella mia testa quella conversazione — un amico dall'altra parte dell'oceano che chiede: quanto siamo diversi? — sarebbe stata potente se catturata in audio, e se la voce fosse stata quella del leader di quel paese».

L'uscita del brano è accolta da un'ondata di entusiasmo. Il team digitale di Paisley monitora i sentiment: 98% di reazioni positive. Anche gli analisti ucraini confermano lo stesso trend. Poi, qualcosa cambia. «I bot russi se ne sono impossessati e abbiamo visto il sentiment ribaltarsi al 90% negativo», spiega il cantante. «Erano avatar incredibilmente credibili. Gente che fingeva di essere americana, o bot che fingevano di essere americani, che attaccavano in modo molto verosimile. Ma si poteva risalire alle origini».

La dinamica descritta da Paisley ricalca un copione noto: operazioni di influenza coordinate che sfruttano la viralità dei social per trasformare un consenso organico in una polarizzazione artificiale. Non è la prima volta che la musica diventa bersaglio di campagne di disinformazione, ma il caso "Same Here" è emblematico per la velocità del ribaltamento e per la trasparenza con cui l'artista ne parla.

Paisley, che nell'aprile 2023 si è esibito a Kiev in piazza Mikhailovsky davanti a carri armati russi distrutti, non arretra. «La canzone parla di ciò che condividiamo, non di ciò che ci divide», dice. «Se questo dà fastidio a qualcuno, significa che sta funzionando».

Intanto, "Same Here" continua a circolare. Il video, girato tra Nashville e Kyiv, mostra volti comuni — madri, padri, bambini — che si specchiano l'uno nell'altro. La voce di Zelensky, in ucraino con sottotitoli inglesi, chiude il brano: "We are the same here". Una frase che, nella sua semplicità, suona oggi come un atto di resistenza.

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