C'è un cavo che penzola dal soffitto, un microfono abbandonato sul pavimento, un pianoforte preparato con biglie e fogli di alluminio. Benvenuti a "It's a Little Bit Messy", il nuovo lavoro che abita gli spazi industriali della Fabbrica del Vapore fino al 28 aprile. Il titolo non è scusa: è manifesto.
La compagnia Qui e Ora Residenza Teatrale — già nota per ibridare linguaggi — firma uno spettacolo che non si decide tra teatro, installazione sonora e jam session. Al centro, quattro performer che sono insieme attori, musicisti, sound designer. Si passano strumenti come fossero battute: una loop station, un violoncello trattato con pedali, una batteria smontata pezzo per pezzo, voci che campionano voci.
La drammaturgia non c'è, o meglio: accade. Ogni replica genera la propria colonna sonora, scritta ed eseguita dal vivo su una partitura grafica che lascia spazio all'improvvisazione controllata. Il pubblico siede su sedie spaiate, materassi, casse rovesciate: l'acustica cambia a seconda di dove ti trovi, e anche questo fa parte della composizione.
Per chi ama la musica, il richiamo è diretto: qui il suono non accompagna la scena, è la scena. Pensate a Einstein on the Beach incontra The Books, con l'urgenza fisica di un concerto punk in cantina. I riferimenti scorrono — Meredith Monk, Laurie Anderson, il teatro musicale di Heiner Goebbels — ma la cifra è tutta contemporanea, italiana, sporca di realtà.
Non aspettatevi poltrone vellutate né quarta parete. Aspettatevi di uscire con le orecchie che ronzano e la sensazione di aver assistito a qualcosa che non si ripeterà uguale. Il disordine, qui, non è difetto: è metodo. E suona dannatamente bene.
