Londra, O2 Shepherd's Bush Empire. È mezzogiorno quando una cinquantina di giornalisti italiani varca la soglia di questo tempio della musica vittoriano, aperto nel 1903 e calcato da Who, Stones, Oasis, Amy Winehouse. L'occasione è di quelle che non capitano spesso: Cesare Cremonini suona per la prima volta dal vivo Amateur, il disco in uscita il 24 gennaio 2026, e lo fa in una sala da 2000 posti che profuma di storia e velluto rosso.
Il titolo, va detto, suona come una beffa. "Amateur" per un artista che da venticinque anni riempie stadi, scrive colonne sonore generazionali e ha appena chiuso un tour da 600mila spettatori. È lo stesso Cremonini a sbrogliare il paradosso, seduto su uno sgabello nel backstage, con la calma di chi ha smesso di dover dimostrare qualcosa: "È il mio più grande fallimento", sorride. "Nel senso che mi sono concesso ogni libertà possibile. Ho tradito il pop che la gente si aspetta da me. Ho fallito l'appuntamento con la mia comfort zone".
Il risultato, paradossalmente, è un disco che suona come una vittoria. A reggere l'architettura sonora c'è una band che farebbe invidia a qualsiasi supergruppo: basso, batteria, tastiere, chitarre e, su tutti, il sassofono di Donny McCaslin. Il nome potrebbe non dire nulla al grande pubblico, ma basta pronunciare Blackstar per accendere la lampadina: McCaslin era il braccio destro di David Bowie nel suo testamento musicale. Averlo convinto a salire a bordo — insieme al produttore Davide Rossi, già al lavoro con Coldplay e Goldfrapp — racconta più di qualsiasi comunicato stampa l'ambizione del progetto.
La serata scorre tra brani che fluttuano tra jazz modale, elettronica notturna e quella scrittura melodica che resta il marchio di fabbrica bolognese. Il mio cuore è un motore apre le danze con un groove che ricorda i Talk Talk di Spirit of Eden, mentre Amateur, la title track, è una ballata spoglia, quasi sussurrata, che lascia spazio all'improvvisazione del sax. Il pubblico — addetti ai lavori, qualche fan accorso dall'Italia, e un ospite inatteso: Paolo Di Canio, ex Lazio e commentatore tv, visibilmente rapito in prima fila — ascolta in un silenzio che nei concerti italiani si fatica a trovare.
"Venticinque anni fa suonavo qui da sconosciuto", racconta Cremonini nel bis, accennando 50 Special solo voce e piano. "Tornare oggi, con un disco che non assomiglia a niente di ciò che ho fatto prima, mi fa sentire di nuovo un dilettante. E per fortuna". La frase resta sospesa mentre le luci si accendono. Fuori piove su Hammersmith, ma la sensazione è che qualcosa sia cambiato. Non un ritorno, non una svolta. Semplicemente un artista che ha smesso di avere paura di sbagliare.
