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Diana Silvers: dal set al folk, il lutto si fa canzone in 'Daughter of Sorts'

Diana Silvers: dal set al folk, il lutto si fa canzone in 'Daughter of Sorts'

Diana Silvers entra al Waverly Diner avvolta in una giacca di pelle marrone, stringendo una cioccolata calda con panna. Fuori, New York regala un ottobre insolitamente tiepido, ma il rito del diner è sacro. «Mi piace il tuo registratore vintage», sorride, prendendolo in mano e abbassando la voce in un'imitazione perfetta di Kyle MacLachlan: «Diane, sono le 12:07 del 13 ottobre. Waverly Diner».

Non siamo qui per parlare di cinema, anche se il suo curriculum — Booksmart, Ma, Space Force — basterebbe a riempire l'intervista. Oggi Silvers, 29 anni il 3 novembre, presenta Daughter of Sorts, in uscita il 13 novembre per Capitol Records. Quattordici brani folk nudi, crudi, che brillano e feriscono insieme.

«Volevo un disco sul passaggio da ragazza a donna, perché è esattamente dove mi trovo», racconta. «Senza togliere nulla a nessuno, ma sentivo che la musica contemporanea non raccontava abbastanza questa transizione».

Il lutto per la perdita del padre attraversa tutto l'album come una vena carsica. In Daughter, primo singolo, canta: "What if I can't be / What you want me to be? / Somebody's mother / Somebody's bride / Somebody's lover / Somebody's wife". L'ha scritta ad aprile, in open G, mentre cercava di imparare Little Green di Joni Mitchell — l'ode straziante alla figlia data in adozione negli anni Sessanta. «Stavo lì, con quelle dita sul manico, e mi sono detta: sto suonando la sua canzone, ma sto raccontando la mia».

Il secondo estratto, Plans, sposta il fuoco sull'incertezza del futuro, sulle aspettative altrui che si scontrano con i propri tempi. La produzione, essenziale, lascia spazio alla voce — ora sussurrata, ora rotta — e a chitarre che non cercano effetti, solo verità.

Silvers non si nasconde dietro l'etichetta di «attrice che fa musica». «La recitazione è interpretare parole altrui. Qui ogni sillaba è mia. È terrificante e liberatorio».

Daughter of Sorts non cerca hit radiofoniche. Cerca chi ha perso qualcuno, chi a ventinove anni si chiede se sta diventando la persona giusta. Chi, come lei, ha scoperto che il dolore è universale — ma anche specificissimo, intimo, tuo.

«Grief is universal — and very specific», dice il titolo originale di questo pezzo. Silvers lo ha messo in musica. E noi, al Waverly Diner, mentre la cioccolata si raffredda, ci sentiamo un po' meno soli.

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