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Elena Rose debutta in italiano con "Lover's Prayer": la preghiera d'amore prodotta da Shablo con Joshua

Elena Rose debutta in italiano con "Lover's Prayer": la preghiera d'amore prodotta da Shablo con Joshua

C'è una prima volta che suona come un ritorno a casa. Elena Rose, penna tra le più affilate della musica latina contemporanea — quindici nomination tra Grammy e Latin Grammy, l'ultima come Canzone dell'Anno per Palmeras en el Jardín di Alejandro Sanz — sceglie l'italiano per raccontare la nostalgia di chi parte e la forza di chi resta. Lo fa in "Lover's Prayer", il singolo uscito lo scorso 30 ottobre per Urubamba con distribuzione Warner Music Latina, dove la sua voce si intreccia a quella di Joshua sotto la regia produttiva di Shablo.

Non è un esperimento estemporaneo. Shablo e Joshua arrivano a questo brano dopo "La Mia Parola", il pezzo portato al Festival di Sanremo 2025 insieme a Guè e Tormento, certificato Disco di Platino, e dopo "Manifesto", l'album con cui Shablo ha fotografato lo stato dell'arte della sua visione musicale nello stesso anno. Joshua, riminese di madre italiana e padre congolese, è una delle voci più interessanti della nuova scena soul-R&B italiana: la sua cifra stilistica — un ibrido tra contemporaneo e radici — trova in Lover's Prayer un nuovo approdo.

Shablo, nato a Buenos Aires e cresciuto artisticamente nell'hip-hop italiano, porta nel brano la sua cifra da oltre vent'anni: un crocevia dove hip-hop, soul, jazz e R&B smettono di essere generatori e diventano linguaggio unico. La produzione avvolge le due voci senza sovrastarle, lasciando spazio a un testo che scivola tra italiano e inglese con naturalezza disarmante.

"Una voce che chiede di essere ascoltata / una rosa che nasce dal cemento": l'immagine centrale del brano è quella della resistenza gentile, di chi si fa strada quando tutto rema contro. C'è la nostalgia di casa — "avvicinarsi a ciò che si desidera vuol dire allontanarsi da ciò che si conosce" — e c'è quel "Mama, pray for me" che suona come un'ancora, il bisogno di sentire il sostegno di una madre anche a distanza, di potersi mostrare vulnerabili con chi ci conosceva prima che il viaggio cominciasse.

Lover's Prayer parla a chi ha dovuto ricominciare, lasciare casa, scommettere su un futuro ancora poco chiaro. È una preghiera laica, un inno alla fragilità come forza. E il fatto che a cantarla sia una delle autrici più richieste del panorama latino — penna per Shakira, Karol G, Becky G — che sceglie l'italiano non come esercizio di stile ma come urgenza espressiva, dice molto sulla portata del progetto.

Shablo, Joshua ed Elena Rose: tre traiettorie diverse che convergono in un brano che non chiede permesso per esistere. Si prende lo spazio che merita. E noi non possiamo che ascoltare.

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