C'è un filo rosso che lega i palchi hip-hop ai teatri di prosa, e Ghemon lo sta tirando con la consueta ironia disarmante. Dopo il debutto da stand-up comedian con Una cosetta così, l'artista campano torna ad aprile 2027 con La Prima Volta. L'Ultima Volta. L'Unica Volta, un one-man show che attraverserà l'Italia in otto tappe, dalla Puglia all'Emilia-Romagna.
Il calendario, fitto ma non frenetico, parte l'8 aprile dal Teatro AncheCinema di Bari e chiude il 4 maggio al Teatro Dehon di Bologna. In mezzo: Avellino (Carlo Gesualdo, 15 aprile), Napoli (Teatro Bolivar, 16), Roma (Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, 19), Nichelino alle porte di Torino (Teatro Superga, 22), Genova (Verdi Teatro, 29) e Milano (Teatro Lirico Giorgio Gaber, 30). Due date inizialmente previste — Perugia e Bolzano — sono state cancellate; i rimborsi partiranno in automatico.
«L'ho chiamato così perché la vita mi sta insegnando che ogni cosa che facciamo, ogni momento che viviamo, ogni occasione che incontriamo è unica», ha spiegato Ghemon a proposito del titolo. «Anche quando tutto sembra ripetersi, cambiano le persone, il momento, noi stessi. Meglio vivere che aspettare: questa è la prima, l'ultima e l'unica volta.» Una filosofia che sa di carpe diem post-pandemico, declinata con il ritmo sincopato di chi ha fatto del flow una seconda pelle.
Lo spettacolo promette di essere più di un semplice monologo comico: un ibrido tra storytelling, osservazione sociale e quella vulnerabilità che l'artista ha già mostrato in brani come Rose viola o Un posto per me. I biglietti sono su Ticketone e circuiti convenzionati; chi aveva già acquistato per le vecchie date troverà il tagliando valido per la riprogrammazione, con possibilità di rimborso entro 30 giorni dal 15 ottobre rivolgendosi al proprio punto vendita.
In un panorama live che fatica a rinnovarsi, la scelta del teatro — luogo per eccellenza della parola e della prossimità — suona come una dichiarazione d'intenti: Ghemon non vuole solo intrattenere, vuole creare uno spazio dove il pubblico si riconosca nelle proprie contraddizioni. E se ogni replica è «la prima, l'ultima, l'unica», allora vale la pena esserci.
