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Gloria - Il Musical: le hit di Tozzi brillano, ma la trama fatica a tenere il passo

Gloria - Il Musical: le hit di Tozzi brillano, ma la trama fatica a tenere il passo

Cinquant'anni di carriera non si festeggiano tutti i giorni, e Umberto Tozzi ha scelto di farlo portando per la prima volta le sue canzoni a teatro in una veste inedita. Gloria – Il Musical, in scena al Teatro Arcimboldi di Milano dal 23 ottobre al 1° novembre, non è un jukebox musical qualunque: c'è una storia originale, firmata dallo stesso Tozzi che cura anche la direzione musicale, e un cast uscito in gran parte dai talent show italiani.

La trama segue Gloria (Valeria Mancini), giovane determinata a sfondare nella musica contro il volere del padre, che la vorrebbe nell'azienda di famiglia. La fuga, gli amori, le cadute e una competizione finale dove a sfidarsi non sono solo i cantanti ma le loro etichette discografiche: uno scheletro narrativo che fa il suo dovere ma raramente sorprende. Il vero motore dello spettacolo resta il repertorio — Gloria, Ti amo, Tu, Stella stai, Gente di mare — che il pubblico dell'Arcimboldi accoglie come vecchi amici, cantando a memoria ogni ritornello.

Mancini, classe 2001, reduce da Amici 23 e già vista al fianco di Deborah De Luca (fino a Times Square) e in apertura a Laura Pausini, dimostra perché i casting director l'hanno scelta: presenza scenica solida, voce che non teme il confronto con brani scritti per un timbro ben diverso dal suo. Accanto a lei Nick Casciaro (Marco), Amici 14, vincitore di X Factor Romania e con un curriculum che include Grease e tournée internazionali: bravo, ma resta un passo indietro nelle scene condivise, soprattutto quando il confronto si sposta sul piano attoriale.

A rubare la scena, paradossalmente, è l'antagonista: Eva, interpretata da una Gloria Miele che domina vocalmente e scenicamente ogni suo ingresso. Il duetto/scontro tra le due Gloria — nome che il musical usa come un destino — è il momento più alto della serata, quello in cui la scrittura teatrale trova la sua giustificazione musicale.

La regia scorre fluida tra coreografie efficaci e cambi scena rapidi, l'orchestrazione rispetta l'originale senza fossilizzarsi. Manca forse un guizzo in più nella drammaturgia: troppe svolte telefonate, qualche dialogo che sa di riempitivo tra un successo e l'altro. Ma quando le luci calano su Gloria cantata da tutta la compagnia, l'Arcimboldi si alza in piedi. E per una sera, la storia passa in secondo piano. La musica, quella vera, ha vinto.

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