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L'algoritmo viscerale di VGU39: tra minimalismo, Rhodes e utopie generative

L'algoritmo viscerale di VGU39: tra minimalismo, Rhodes e utopie generative

Esiste un sottobosco di creativi per i quali la produzione musicale non rappresenta una professione né una semplice valvola di sfogo, bensì un’indagine strutturale e quasi filosofica sulla natura del suono. In questo perimetro si muove Paolo Nicolò Ferraguti, mente e braccio del progetto VGU39 — una sigla enigmatica che nasconde l'acronimo del suo indirizzo domestico. Figura poliedrica, già apprezzata come collaboratore editoriale e curatore della rubrica Special People all'interno della newsletter Letterina, Ferraguti incarna la figura dell'erudito autodidatta, capace di accumulare nei propri archivi digitali una mole impressionante di composizioni in cui la perizia tecnologica si fonde con una profonda sensibilità per la ricerca d'avanguardia.

Il percorso formativo di VGU39 parte da lontano e affonda le radici in un approccio squisitamente empirico. Pur non avendo mai appreso la lettura dello spartito tradizionale, Ferraguti ha sviluppato negli anni una comprensione profonda dei meccanismi armonici e delle architetture sonore. Dall'acquisto giovanile di un organo Hammond fino all'approdo, a metà degli anni Novanta, al mondo del digitale tramite un Macintosh regalatogli dal padre, la sua traiettoria stilistica si è intrecciata precocemente con la storia della computer music. Mettendo le mani su Logic ben prima dell'acquisizione del software da parte di Apple, ha vissuto da pioniere la transizione verso la produzione casalinga, trasformando il personal computer nel centro nevralgico di uno studio di esplorazione acustica.

Emblema recente di questo rigore analitico è l'opera Mezzi insoliti, un lavoro audace suddiviso in sette trame dilatate della durata di circa venti minuti ciascuna. Il fulcro timbrico dell'intero progetto è il piano Rhodes, uno strumento iconico del secolo scorso che qui viene spogliato della sua consueta veste jazz o soul per essere sottoposto a un processo di decostruzione e ricodifica. Dopo essere stato registrato in studio, il suono analogico del Rhodes viene convertito in segnale MIDI e veicolato all'interno di software programmati per generare strutture musicali autogenerative. Non si tratta di un banale automatismo, né dell'impiego superficiale di intelligenze artificiali — nei confronti delle quali l'autore mantiene una lucida distanza critica, sottolineandone la scarsa attitudine a comprendere i processi algoritmici profondi —, bensì della costruzione di un ecosistema di regole e vincoli formali. Entro questo perimetro prespaziato, la macchina sviluppa una performance irripetibile, guidata da un'alea controllata.

Dal punto di vista genealogico e stilistico, Mezzi insoliti dialoga apertamente con le lezioni del minimalismo storico americano, richiamando espressamente le matrici ipnotiche e le iterazioni geometriche di Philip Glass e Terry Riley. Il timbro morbido e profondo del Rhodes, ridisegnato dal flusso algoritmico, perde la sua staticità organica per trasformarsi in un arazzo sonoro in continuo divenire, dove la componente umana fissa le coordinate e il processo informatico ne esplora le ramificazioni.

Questa attitudine al rigore espressivo non si limita alla dimensione del tasto elettromeccanico. La discografia di VGU39 mostra una marcata versatilità teorica che spazia tra territori apparentemente distanti: dalle speculazioni sulle frequenze tradizionali presenti nel lavoro di ricerca sulle campane tibetane intitolato Impulsi, fino all'elettroacustica quasi fantascientifica e speculativa di When Disarmony Finds Quiet Activity. In ciascuno di questi capitoli, l'atto compositivo si configura come uno smontaggio e rimontaggio della materia sonora.

La figura di Paolo Nicolò Ferraguti testimonia come l'urgenza espressiva e la curiosità intellettuale possano dare vita a un catalogo sterminato, spesso custodito nel silenzio di un hard drive prima di trovare la via della pubblicazione. Una traiettoria solitaria che rivendica il valore della sperimentazione pura, ricordandoci come la tecnologia, quando piegata a una visione artistica solida, rimanga uno dei più potenti strumenti di ampliamento del linguaggio musicale.

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