C'è una forma di resistenza silenziosa che nasce negli spazi liminali, in quel territorio intermedio che non possiede la frenesia della metropoli né la quiete consolatoria della campagna. È la provincia ciociara, quella sponda del frusinate dove il pendolarismo quotidiano verso Roma rischia di prosciugare ogni slancio creativo, il teatro umano in cui si sviluppa la parabola artistica di Alessandro Del Vescovo, in arte Addivvi. Laureato in Filosofia e impiegato nella capitale, Del Vescovo sublima questo rapporto di viscerale odi et amo verso la propria terra trasformandolo in una narrazione musicale sfaccettata, dove il quotidiano diventa materia di riflessione esistenziale e sonora.
Il percorso di Addivvi ha radici profonde, formatesi attraverso una gestazione tecnica e teorica iniziata a quindici anni tra i software di produzione come Fruity Loops, Reason e Ableton. Più che una semplice vocazione per il rap, la sua è fin dalle origini un'esplorazione del suono a tutto tondo. La genealogia dei suoi ascolti rivela una matrice sorprendentemente eterogenea: se la folgorazione infantile a soli cinque anni passa attraverso le trame sintetiche e gli esperimenti di campionamento di Journey Through the Secret Life of Plants di Stevie Wonder (1979), la sua maturità stilistica si consolida all'intersezione tra la scuola hip-hop d'avanguardia targata Def Jux e Stones Throw e le audacie elettroniche della Warp Records.
Questa apertura mentale ha trovato linfa vitale nella rete di relazioni umane e artistiche intessuta sul territorio. Dalle prime frequentazioni con figure storiche della scena locale come Antonio (detto Tato, immortalato nella veste di sposo sulla copertina dell'ultimo album) fino all'amicizia con il beatboxer Mind, che lo proietta sul palco fino all'apertura del live bolognese di Ghostface Killah, Addivvi ha costruito un'identità radicata nel melting pot dell'hip hop dal vivo. Un momento snodo fondamentale è rappresentato dalle serate e dalle battle di freestyle attorno al 2014 presso il club Affekt, culla del rap underground in cui sono passati maestri del calibro di R.A. the Rugged Man, M.O.P. e Apollo Brown. È in questo contesto che avviene l'incontro con Mezzosangue, sfociato poi nella produzione di alcuni brani per l'album Tree - Roots & Crown del 2018.
L'evoluzione discografica di Addivvi testimonia un continuo affinamento della materia sonora. Se il progetto BARSPORT Vol. I, nato nel 2024 con ajcv e giunto a compimento sulla lunga distanza nell'autunno del 2025, ruotava attorno a una rigorosa selezione di campionamenti jazz e music library, il nuovo disco Romanzo Provinciale segna una decisa apertura verso orizzonti più ampi e stratificati. Il disco si configura come un mosaico collettivo, frutto di legami affettivi e artistici che superano i confini geografici: iniziato insieme ad ajcv prima del suo trasferimento a Bruxelles, il lavoro è stato portato a termine grazie alla collaborazione determinante di Dario Lanzellotti (DALA).
L'architettura timbrica del disco è un raffinato esempio di contaminazione dei linguaggi. L'impronta jazz-rap proviene dal background di Ivan Liuzzo — già compagno di strada nel collettivo frusinate Phtorà, dedito alla promozione di serate jazz e improvvisazione —, il quale compone Stanno Tutti Bene prima di trasferirsi a Basilea. Le influenze dell'elettronica di matrice britannica sono invece apportate da Her Nice Too, che firma la co-produzione di Kon Kalma e inserisce gli scratch in NO LOGO. La cifra stilistica si completa con le trame ibride di DALA tra rap ed elettronica, l'unica ed elegante parentesi vocale ospitata, quella di Lauryyn nel brano Rumore Bianco, e il lavoro di rifinitura, registrazione, mix e master condotto da Giuseppe Fusco presso l'FM Record Studio di Roma.
Ciò che rende Romanzo Provinciale un'opera viva è la costante tensione tra la matrice analogica dei musicisti e la cultura del campionamento, sorretta da una curiosità enciclopedica che Addivvi alimenta quotidianamente. Lontano dalle logiche mainstream, la sua ricerca si spinge ogni mattina nei territori della rete, esplorando piattaforme indipendenti come Nina Protocol, scoprendo realtà emergenti come Native Son e JakobyKO o immergendosi nelle sonorità dell'underground coreano guidato da artisti quali oddeen e Kim Ximya. È in questa sintesi tra la provincia laziale e le traiettorie più remote della ricerca musicale contemporanea che Addivvi trova la propria dimensione, regalandoci il ritratto nitido e profondo di un'appartenenza complessa.
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