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La mappa del nuovo MI AMI 2027: tra memoria cantautorale, strappi post-hardcore e visioni internazionali

La mappa del nuovo MI AMI 2027: tra memoria cantautorale, strappi post-hardcore e visioni internazionali

C’è una costante che definisce l’identità del MI AMI sin dalle sue origini: la capacità di leggere le traiettorie impercettibili della musica contemporanea prima che diventino evidenza conclamata. L’annuncio delle prime conferme per l’edizione 2027, in programma il 28 e 29 maggio negli spazi dell’Idroscalo di Milano, conferma questa vocazione curate a metà strada tra radici cantautorali e tensioni sonore internazionali, tracciando una geografia espressiva poliedrica e priva di steccati formali.

Il versante italiano si apre nel segno di una maturità interpretativa e compositiva ormai innegabile. Emma Nolde torna sul palco del festival da protagonista assoluta di una stagione esaltante. La sua è una parabola artistica edificata su una precisione certosina e su un rigore formale che ha trovato nel recente Nuovospaziotempo, pubblicato nel 2025, il proprio punto di svolta. La scrittura della cantautrice toscana, caratterizzata da una spiccata sensibilità nell’intrecciare strutture armoniche complesse e timbriche vocali viscerali, ha conquistato una centralità rara nel panorama odierno, trovando nell'Idroscalo il luogo d'elezione per amplificare la propria portata emotiva.

Sul fronte dei corsi e ricorsi storici della nostra canzone d'autore, spicca il ritorno di Vasco Brondi. A dieci anni dalla pubblicazione di Terra (2017), uno dei capitoli più lucidi e densi della sua produzione sotto l'insegna de Le luci della centrale elettrica, l'artista ferrarese sceglie il festival milanese per ripercorrere integralmente quell'affresco sonoro. Terra ha rappresentato uno snodo cruciale nel passaggio da una declamazione pungete e frammentaria a una ricerca lirica e arrangiativa più ampia, in cui le metriche verbali si aprivano a respiro orchestrale ed etnico. La riproposizione dal vivo di quell'opera si preannuncia come un momento di forte densità emotiva e critica.

L'incontro artistico forse più affascinante del cartellone è però quello che vede affiancati Nada e John Parish. La figura di Nada incarna uno dei paradossi più felici della musica italiana: una carriera capace di muoversi con disinvoltura tra vette del pop tricolore come "Ma che freddo fa" o "Amore disperato" ed esplorazioni viscerali di pura avanguardia d'autore come l'album Tutto l'amore che mi manca. Al suo fianco, la presenza di John Parish — storico braccio destro e produttore di PJ Harvey, nonché collaboratore di entità del calibro di Sparklehorse, Eels e Tracy Chapman — promette un'architettura sonora essenziale, ruvida e scarna, capace di valorizzare appieno la timbrica graffiante ed espressiva della cantante livornese.

Il ricambio generazionale del pop nazionale è garantito dalla riconferma di Gioia Lucia, reduce da un fortunato esordio nella precedente edizione. La sua proposta fonde con eleganza e disinvoltura le linee di basso e i groove caratteristici della disco e del funk con una sensibilità melodica capace di sublimare le asperità del quotidiano in formule immediate e coinvolgenti.

Particolarmente ricca appare poi la sezione dedicata alle proposte estere, che quest'anno regala al pubblico italiano due debutti di estremo interesse. Da un lato il progetto solista del producer e cantautore spagnolo Marcos Crespo García, noto come Depresión Sonora. Per la prima volta dal vivo in Italia, Crespo García porterà le sue trame oscure, dove l'elettronica cold wave incontra le spigolosità del post-punk, sorrette da una linea vocale monocorde e glaciale che definisce un'estetica decadente e metropolitana di forte impatto scenico.

Dall'altro lato del globo arrivano invece i cileni Teodioteodio, collettivo emerso a Santiago nel 2022 nel solco della cosiddetta "nueva escena chilena". Il loro show al MI AMI rappresenterà l'unica data italiana del 2027. La proposta del gruppo unisce l'urgenza espressiva di un post-hardcore essenziale e saturo di distorsioni a una densità lirica attinta direttamente dalla grande letteratura latinoamericana, trasformando il rumore e la tensione dinamica in uno strumento di indagine sociale e politica sul proprio Paese d'origine.

Con queste prime tessere, il festival milanese comincia a comporre un mosaico che rifiuta le scorciatoie commerciali per scommettere su proposte ad alto coefficiente artistico. L'appuntamento di maggio si prefigura già come un punto d'osservazione privilegiato per comprendere dove sta andando la musica di ricerca, tra Italia e resto del mondo.

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