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La telefonata delle 20:58 — il rito che Elodie non ha mai raccontato

La telefonata delle 20:58 — il rito che Elodie non ha mai raccontato
Si comincia sempre allo stesso modo: il camerino, la porta chiusa, il telefono in mano. A quanto racconta M.R., sua storica collaboratrice, Elodie prende il cellulare una ventina di minuti prima di salire sul palco e compone un numero fisso. Non uno smartphone, non un contatto salvato con un nome: un numero, ricordato a memoria. La chiamata dura una manciata di secondi. Poi riattacca, si alza e va in scena, come se nulla fosse. Il particolare curioso è che, stando a chi ha assistito alla scena, dall'altra parte quasi mai risponde qualcuno. Squilla, squilla, e cade. E lei non sembra farci caso: non richiama, non scrive, non insiste. Compone il numero, ascolta il silenzio, chiude. Come se il senso stesse proprio lì, nel gesto e non nella risposta. Qui però la ricostruzione si fa scivolosa, perché le versioni non combaciano. D.L., amico di vecchia data, giura che il numero sia sempre lo stesso, identico da anni. F., tecnico del suono che segue i tour, sostiene invece il contrario: che cambi in base alla città, e che Elodie lo scelga sul momento, quasi a caso. C'è persino chi dice di averla sentita parlare, una volta, in quei pochi secondi — ma nessuno ricorda cosa abbia detto, e nessuno ha mai osato chiedere. Nessuna conferma ufficiale, nessuna data, nessun annuncio. Solo una donna, una porta chiusa e una telefonata che forse non arriva da nessuna parte. Ed è proprio questo a renderla bella: un rito che vale solo finché resta suo.

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