C'è una calma apparente in Lucio Corsi mentre si siede davanti ai microfoni dello studio di registrazione dove, proprio venerdì 30 ottobre, vedrà la luce Napoleone Buonanotte, il nuovo singolo per Sugar Music. La calma di chi sa che la fretta è nemica della bellezza, e che ogni disco ha i suoi tempi, i suoi silenzi, le sue notti insonni.
«Per il disco aspetterò il momento giusto per me», ripete come un mantra. Non è una scusa, è una dichiarazione d'intenti. Il brano, scritto e prodotto con Tommaso Ottomano e registrato su nastro dal tecnico del suono Marco Fasolo, era pronto. L'album no. E va bene così. «Non voglio affrettare cose per stare dietro al fatto di farmi vedere per forza», aggiunge con quella sua voce che sembra arrivare da un'altra epoca, sospesa tra il cantautorato classico e una modernità liquida, indefinibile.
«Alla fine la vedo come una canzone d'amore per la solitudine. C'è gioia comunque nel ritornare a starsene da soli.»
Napoleone Buonanotte è una «canzone narrativa», la definisce lui. Parte da casa, viaggia, si innamora, si disillude, torna all'ovile. Napoleone entra in scena quasi per caso: «Mentre la scrivevo, sono arrivato in Francia», racconta, «con le immagini e i pensieri. La figura di Napoleone è piena di grandi imprese, grandi disfatte, grandi fughe, grandi esili». È la metafora perfetta per un artista che ha fatto dell'erranza una poetica.
Sul fronte sonoro, Corsi svela un dettaglio tecnico che sa di magia: le chitarre «sono armonizzate in modo che sembrano quasi un sintetizzatore». Una scelta che spinge il suono verso territori inesplorati, dove l'organico si fa elettronico senza tradire se stesso. E quando qualcuno gli chiede se un giorno farà un «Lucio Corsi Dance», gli occhi si accendono: «Sì, magari. Vorrei farlo. Partirei da dei ritmi, invece che dal pianoforte».
Nel frattempo, la tournée continua a nutrirsi di riti atipici. Le prove aperte nei bar sono diventate un marchio di fabbrica: «Questa cosa ci serve tantissimo a noi», spiega. «Il concerto inizia a girare quando lo fai per la quarta volta. Ogni palco ha la sua dignità pari, dal bar ai palazzetti». E per i palazzetti, promette, sta già immaginando una formazione allargata: quattordici musicisti di base. Una piccola orchestra per canzoni che non hanno paura di crescere.
Fuori dallo studio, il sole tramonta su una Milano che non sa ancora di essere la prima tappa di un viaggio lungo. Lucio Corsi si alza, saluta, sorride. Il momento giusto arriverà. Intanto, Napoleone Buonanotte è lì, pronto a farci compagnia nelle nostre solitudini felici.
