C'era qualcosa di ferino, quasi violento, in A Room With A Door That Closes. L'album che Maiya Blaney ha pubblicato lo scorso anno per Lex Records non chiedeva permesso: entrava in stanza, rovesciava i mobili, urlava e sussurrava nello stesso respiro. Noise, hardcore da ballare, folk che si faceva preghiera laica. La voce della musicista newyorchese era un animale mutante: scream giocosi, mormorii vellutati, un cantato graffiante che sapeva di sigarette e notti insonni.
Poi, venerdì scorso, il silenzio. O meglio: una quiete diversa. Mary Bed è un EP di quattro tracce che suona come l'espirazione dopo un anno di apnea. Il rumore c'è ancora – campionature, collage sonori che affiorano come ricordi – ma sta ai margini. Al centro c'è la chitarra acustica, la stanza che respira, le dita di Blaney che scivolano sui tasti producendo quel suono tattile, umano, che nessun plugin potrà mai replicare. E fuori dalla finestra, uccelli che cantano. Non campionati. Veri.
La title track apre il lavoro con un arpeggio circolare, ipnotico. La voce di Maiya non cerca l'effetto: c'è, nuda, a raccontare frammenti che sembrano confessioni rubate. "I woke up in Mary's bed" – e non importa chi sia Mary, importa il peso di quelle parole sospese tra il ricordo e l'invenzione. "softly" accelera appena il passo, percussioni minimali che sembrano battiti cardiaci, mentre "pillow" si fa quasi drone, strati di voce che si piegano su se stessi come lenzuola spiegazzate.
Ma è la chiusura, "haven't i", a inchiodarti alla sedia. Sette minuti scarsi che sanno di Nick Drake, di quel Pink Moon registrato in una notte d'ottobre del '71. Solo chitarra, voce, e lo spazio tra una nota e l'altra. Blaney canta "haven't i given enough" e la domanda resta sospesa, senza risposta. Non ne serve una.
Mary Bed non è un passo indietro. È un passo di lato. Blaney dimostra di saper maneggiare il vuoto con la stessa destrezza con cui gestiva il caos. In un panorama che premia l'eccesso, l'iperproduzione, l'urlo costante, questo EP è un atto di resistenza gentile. Si ascolta a luci spente, meglio se da soli. Meglio se piove.
Disponibile ora su Lex Records.
