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Marracash vs Fedez: quando il rap si spacca sulla rivolta di Milano

Marracash vs Fedez: quando il rap si spacca sulla rivolta di Milano

Milano, fine ottobre. Mentre il centro conta i vetri rotti e la questura processa i fermati — 271 persone portate in caserma, 220 minorenni, 32 arresti secondo il bilancio di Avvenire — due dei nomi più grossi del rap italiano si prendono a parole su Instagram. Non è la prima volta, ma questa volta il tono è diverso. Più nudo. Meno strategico.

Lunedì 19 Marracash scrive: "Con le buone non cambi le cose". Martedì 20 Fedez risponde senza nominarlo: "Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono". Due frasi che valgono come manifesto. Due mondi che si guardano in cagnesco dallo stesso marciapiede.

La Barona contro Buccinasco: geografia di una frattura

Fabio Bartolo Rizzo, in arte Marracash, cresce alla Barona. Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, a Buccinasco. Pochi chilometri, stessa periferia milanese, stesso punto di partenza: il nulla. Ma la traiettoria li ha portati su pianeti diversi. Marracash ha costruito la sua narrazione restando dentro: i testi, i concerti, le interviste. "I social per me sono un ufficio stampa", scrive. E forse è per questo che il suo post del 19 ottobre suona come un atto di fede più che come una presa di posizione: "Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita".

Cita se stesso: un anno fa dal palco ("il potere capisce solo il potere"), due anni fa in studio (È finita la pace, titolo profetico). Non chiede consenso. Rivendica coerenza.

La replica di Fedez: il rap come ascesa sociale

Fedez risponde dal suo Pulp Podcast. Riconosce la rabbia, dice di conoscerla bene: "Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l'ho vissuta tutta". È la frase chiave. Lui la parabola l'ha compiuta fino in fondo: Sanremo, prime time, prime della Scala, selfie con l'establishment. E da lì guarda i colleghi che solidarizzano con i manifestanti con sospetto: "Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala".

Il riferimento è esplicito. La contraddizione pure.

Non è solo social: è identità

Lo scontro non è tra «moderato» e «radicale». È tra due idee di cosa significhi fare rap in Italia nel 2024. Marracash rivendica la funzione originaria del genere: controcultura, testimonianza, disagio trasformato in arte. Fedez incarna la sua evoluzione mainstream: il rap come ascensore sociale, come linguaggio che diventa potere.

Entrambi hanno ragione. E entrambi hanno torto. Marracash rischia di romanticizzare la rivolta da una posizione ormai protetta. Fedez rischia di delegittimare il dissenso per difendere la propria coerenza borghese. Nel mezzo, i ragazzi di quelle piazze — molti minorenni — che non leggono Instagram per cercare maestri, ma per capire se qualcuno li vede davvero.

La pace è finita, cantava Marracash. La guerra di posizione, invece, è appena cominciata.

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