La notizia circolava da mesi nei corridoi dell'industrial, ma ora ha il peso dell'ufficialità: il 2027 sarà l'anno zero per i Ministry. Al Jourgensen, sessantasei anni e una carriera costruita a colpi di campioni distorti, chitarre al vetriolo e rabbia politica incanalata in beat marziali, ha deciso di spegnere la macchina. Lo farà come si deve: on the road, insieme a un'altra colonna portante della scena, i tedeschi Die Krupps di Jürgen Engler.
Un'accoppiata che sulla carta fa venire i brividi. Due padri fondatori — l'industrial metal made in Chicago e l'EBM Düsseldorf-style — che hanno plasmato l'estetica sonora degli anni Ottanta e Novanta, influenzando chiunque abbia mai premuto un tasto su un sequencer o distorto una chitarra oltre il punto di rottura. The Land of Rape and Honey da una parte, Stahlwerksinfonie dall'altra: due mondi che si sono sfiorati, incrociati, talvolta scontrati, e che ora si salutano insieme.
Per il pubblico italiano, però, la notizia ha un retrogusto amaro. La data milanese dell'ultimo tour era stata cancellata senza troppi giri di parole, lasciando un vuoto che nessun rimborso biglietti può colmare. "Io non odio la vita, ma mi sa che lei non provi lo stesso nei miei confronti" — scriveva una fan sui social, riassumendo il sentimento di chi, da queste parti, i Ministry non è mai riuscito a vederli dal vivo. Una maledizione che pare perseguitare il nostro paese: annullamenti, riprogrammazioni saltate, tour che sfiorano la penisola senza mai toccarla.
Eppure, a sentire Jourgensen nelle interviste recenti, lo zio Al — come lo chiamano affettuosamente i fan — ha ancora benzina nel serbatoio. Le ultime uscite, Moral Hygiene e Hopium for the Masses, dimostrano che la vena polemica non si è inaridita: il mirino è sempre puntato su chi detiene il potere, sulle ipocrisie del sistema, sulle derive autoritarie che l'ex tossicodipendente di Havana vede avanzare con lucidità spaventosa. La sua voce, quel ringhio gutturale che ha fatto scuola, regge ancora l'urto del tempo.
Il tour 2027 non sarà una celebrazione nostalgica. Chi conosce Jourgensen sa che non fa operazioni di facciata. Sarà un ultimo atto di guerra sonora, un "fanculo" finale sparato a volume insostenibile. E se i Die Krupps porteranno la loro precisione teutonica, i Ministry risponderanno con il caos controllato che li ha resi unici. Due modi diversi di intendere l'industrial, una stessa urgenza: non andare via in silenzio.
Per ora, l'Italia non compare nel routing. Ma nel mondo dell'industrial, come in quello della politica, mai dire mai. L'ultima speranza è che qualcuno, da qui al 2027, si accorga che anche qui c'è chi aspetta da decenni di sbattere la testa su Stigmata o N.W.O.. Fino ad allora, ci restano i dischi. E il volume al massimo.
