C'è un filo sottile che lega il death metal cosmico dei Blood Incantation alle derive ambient del loro chitarrista Morris Kolontyrsky. Chi ha seguito "Origination" — il debutto solista uscito lo scorso anno su Phantom Limb — lo sa bene: quelle trame ipnotiche, quei paesaggi sonori che sembrano fluttuare in assenza di gravità non erano un esperimento estemporaneo, ma una dichiarazione d'intenti.
Ora il cerchio si chiude, o meglio si allarga. "Source Material Vol. 1" vedrà la luce il 19 febbraio 2027, sempre per l'etichetta britannica Phantom Limb, e il primo assaggio — "The Mysterious Alignment" — è già nelle orecchie di chi vuole ascoltare.
Volevo creare uno stato onirico e ovattato in cui perdersi. Il materiale mantiene, naturalmente, una natura fortemente atmosferica, ma in ogni brano c'è comunque qualcosa a cui potersi aggrappare, come le acque che scorrono nel tema centrale del disco.
Parole di Kolontyrsky, che descrive così il cuore pulsante del lavoro: un flusso continuo, un'onda che trascina ma non annega. Quattro tracce per quaranta minuti circa di musica che rifiuta le coordinate convenzionali — "Radial Depth", "Hope Could Exist", "The Mysterious Alignment", "Acoust" — titoli che suonano come coordinate stellari più che come nomi di canzoni.
Chi conosce il percorso dei Blood Incantation — da "Starspawn" a "Hidden History of the Human Race" fino al recente "Absolute Elsewhere" — riconoscerà quella tensione costante tra brutalità e trascendenza, tra riff che schiacciano e synth che elevano. Nel progetto solista quella tensione si risolve diversamente: la distorsione lascia spazio alla texture, il growl al silenzio, la furia alla contemplazione.
"The Mysterious Alignment" scorre per quasi dodici minuti tra chitarre processate, field recording e strati di synth analogico che richiamano tanto la scuola di Berlino quanto il dark ambient più rigoroso. Niente batteria, niente urgenza. Solo tempo dilatato.
Phantom Limb — casa di artisti come KMRU, Jefre Cantu-Ledesma, Loscil — conferma il suo fiuto per l'elettronica di frontiera che non teme di sporcarsi le mani con il metallo. L'artwork, minimale e suggestivo, raffigura una formazione rocciosa immersa in una luce irreale: geologia come metafora del tempo profondo.
"Source Material Vol. 1" suggerisce, nel titolo stesso, che questo sia solo l'inizio di una serie. Un archivio aperto. Un lavoro di scavo. Per ora, basta premere play e lasciarsi portare dalla corrente.
