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My Chemical Romance incendiano l'Hollywood Bowl: il Gran Dittatore Immortale compie gli anni tra fiamme e opera

My Chemical Romance incendiano l'Hollywood Bowl: il Gran Dittatore Immortale compie gli anni tra fiamme e opera

Los Angeles — La pioggia ha provato a fermare la Parata Nera, ma il Gran Dittatore Immortale non accetta rifiuti. Con quarantacinque minuti di ritardo, sotto un cielo che finalmente si apre, My Chemical Romance hanno acceso la prima delle cinque notti consecutive all'Hollywood Bowl, scrivendo la storia: nessuna band prima d'ora aveva ottenuto una residenza così lunga nel tempio californiano della musica dal vivo.

Lo spettacolo chiude il secondo tratto statunitense del tour che ripropone per intero The Black Parade, capolavoro del 2006 che compie vent'anni. Gerard Way, Mikey Way, Frank Iero e Ray Toro salgono sul palco nei panni degli alter ego della Parata, e l'anfiteatro diventa Draag, stato totalitario immaginario dove il pubblico è chiamato a placare il dittatore con canti, pugni al cielo e devozione teatrale.

La scenografia, rinnovata rispetto alle date precedenti, si apre sullo skyline gotico di Draag. Un notiziario di regime racconta la «Prima battaglia di Gubrick», rievocata da performer che mimano la sparatoria tra le fiamme. Poi le luci calano e dal buio emerge Lucy Joy Altus, soprano che intona l'inno nazionale di Draag: un pezzo lirico, oscuro, che fa gelare il sangue prima dell'esplosione. Il fondale ruota, la band appare avvolta nel fumo, e una bandiera nera grande quanto il palco scende lenta, coprendo le stelle.

Way, in giacca militare e trucco sbavato, aggiorna i «cittadini» sugli ultimi due mesi di storia inventata: l'invasione degli Stati Uniti riassunta in quattro punti proiettati su maxischermo, tra propaganda e ironia. «America ama il suo Gran Dittatore Immortale» recita il primo titolo, e la folla ruggisce approvando la finzione.

La scalata prosegue con The End., Dead!, This Is How I Disappear — ogni brano un atto teatrale, ogni pausa un respiro narrativo. Iero e Toro duellano a colpi di riff mentre Mikey Way tiene il groove con la precisione di un metronomo umano. Way si arrampica sui monitor, si getta tra le prime file, torna sul palco come un predicatore rock che ha venduto l'anima al teatro.

Quattro ore dopo l'orario previsto, tra coriandoli neri e un finale pirotecnico che illumina le colline di Hollywood, l'ultimo accordo di Famous Last Words svanisce. Il pubblico defluisce bagnato, rauco, felice. Quattro notti restano. Il Gran Dittatore ha compiuto gli anni. La Parata non ha intenzione di fermarsi.

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