Iscriviti a OndaPop entra in classifica

Articolo

Nona giornata, lato A: la Lazio va a 45 giri e il campionato cambia disco

Nona giornata, lato A: la Lazio va a 45 giri e il campionato cambia disco

Il turno infrasettimanale è il 45 giri della Serie A. Due facciate, durata breve, zero riempitivi: se una traccia non ti piace, giri il disco e ne hai un'altra. Il weekend è un album, e come tutti gli album ha tre pezzi buoni e nove di scarto, più il bonus track della domenica sera. Il martedì no. Il martedì è il formato più onesto che questo campionato sappia ancora produrre — ed è anche quello che nessuno compra.

Ecco la tesi di questa giornata, e non è una metafora: il calcio è rimasto l'ultimo posto in Italia dove quarantamila persone cantano la stessa canzone insieme, a memoria, senza che nessuno gliela venda. Negli stadi si canta. Nei concerti si ascolta. E mentre l'industria discografica ha smesso da un pezzo di produrre inni condivisi, le curve continuano a scriverne, a rubarli alla radio e a intonarli per trent'anni. Il martedì, quando il campionato gioca in sordina, questo è ancora più visibile: senza il rumore del weekend, resta il suono.

Lato A

A Reggio Emilia il Sassuolo ha preso sei gol, e la partita è stata una di quelle che si ascoltano due volte. Il Sassuolo va sotto al 2' con Taylor, pareggia al 7' con Thorstvedt, incassa il 2-1 di Isaksen al 13' e il 3-1 di Floriani al 16' — rete prima annullata e poi convalidata dal Var. Al 31' Thorstvedt si fa espellere. In dieci, la squadra di Alberto Aquilani trova comunque il coraggio di accorciare con Esposito al 43'. Poi Zaccagni firma il 4-2 nel recupero della frazione, e nella ripresa succede la cosa più rara della serata: Turati para due rigori, a Zaccagni e a Frattesi, prima di raccogliere la doppietta di Noslin. Finisce 2-6. La Lazio è prima da sola, a 25 punti in nove partite, con otto vittorie e un pari.

Se questa è la facciata buona del singolo, ha anche il suo inno, e l'inno ha una storia da manuale del disco: nel 1983 Giorgio Chinaglia, appena nominato presidente, decise che la Lazio doveva avere una canzone nuova e la commissionò a Toni Malco e Claudio Natili. L'idea era farla cantare ad Aldo Donati, autore del precedente "Sò già dù ore", che però era impegnato con la Schola Cantorum e disse no. La incise Malco. Quarantatré anni dopo, "Vola Lazio Vola" continua a partire prima del fischio d'inizio. Un presidente ordina un singolo e ottiene un inno: è l'unica forma di committenza musicale rimasta in piedi in questo Paese, e la fa il calcio.

Lato B

La seconda facciata è doppia, e più amara. All'Olimpico la Roma va sotto al 10' su rigore di Nzola — fallo di mano di Pisilli — ribalta tutto in sei minuti con Lulli e Pisilli, si fa riprendere all'82' da Daniel Maldini servito da Obert e la chiude con Mora all'85' e Malen all'87'. 4-2, tre punti che valgono il terzo posto a 21, dopo il 3-3 di Napoli.

E qui la storia dell'inno dice l'altra metà della verità. L'inno della Roma si chiama in realtà "Roma (non si discute, si ama)", lo ha scritto e cantato Antonello Venditti, e dal 1978 al 1983 non fu l'inno ufficiale: il presidente Dino Viola lo sostituì con "Forza Roma Forza Lupi" di Lando Fiorini, perché non gradiva che il suono della sua squadra venisse da un cantautore politicamente esposto. Poi la curva ha deciso diversamente, come sempre. Le società scelgono gli inni, il pubblico li elegge.

A Torino il disco gira male. Il Torino passa al 24' con Ché Adams — quinto gol stagionale, con Ramón che sbaglia e Fitz-Jim che serve l'assist — e il Como, quinto in classifica, la riprende a nove minuti dalla fine: cross di Nico Paz, colpo di testa dello stesso Ramón, che si fa perdonare. 1-1. Il Toro di Abate si ferma, il Como di Fàbregas porta a casa un pari che pesa. Un 1-1 è il tipo di risultato che a Torino, città di Gigi D'Agostino, nato qui nel 1967, si può raccontare solo con "L'Amour Toujours": tutti contenti a metà, e la malinconia che resta sotto.

Il pezzo che canta la curva

Se gli inni li commissionano i presidenti, il vero catalogo della musica popolare italiana lo scrivono le curve. "Un giorno all'improvviso", il coro più cantato del Paese, è nato nel 2014 nella curva dell'Aquila, su una melodia presa a prestito — "L'estate sta finendo" dei Righeira, Festivalbar 1985 — e da lì ha attraversato tutti gli stadi d'Italia. Nessun autore principale, nessun credito che conti davvero, nessun passaggio radiofonico: solo quarantamila persone che imparano il testo l'una dall'altra. Domani il Napoli andrà a Monza e lo canterà in trasferta, come fa da dieci anni. È la definizione tecnica di folk, ed è l'unica canzone italiana del decennio che si possa definire davvero popolare.

Domani, in scaletta, la line-up è quasi una scaletta da compilation: Milan-Bologna alle 18.30, con la città di Lucio Dalla — abbonato al Dall'Ara con un posto fisso, ottava fila, posto 19, che il club continua a rinnovare — e Genoa-Juventus in serata, con la città di Fabrizio De André, nato a Pegli nel 1940 e genoano di tribuna. Poi Venezia-Inter, dove il suono di Luciano Ligabue, nato a Correggio nel 1960 e interista da bambino, accompagna da anni i gol nerazzurri a San Siro.

Fuori dall'Italia il lato B internazionale suona in tedesco: in DFB Pokal il Bochum ha battuto 2-0 il Magonza, e prima del fischio d'inizio al Vonovia Ruhrstadion passa da decenni "Bochum" di Herbert Grönemeyer, dal disco 4630 Bochum del 1984, il vecchio codice postale della città. In Inghilterra, in Carabao Cup, il Fleetwood di quarta serie è andato avanti all'intervallo contro l'Arsenal campione d'Inghilterra con Loupalo-Bi al 20', prima del pari di Gyökeres.

Il disco che conviene

La Lazio è prima a 25, l'Inter è a 22 con una partita in meno e gioca domani a Venezia, la Roma è terza a 21. Il campionato ha un ritmo che nessuno aveva previsto, e il merito è anche di un formato: nove giornate in un mese, tre partite per volta, nessun tempo per gestire il consenso. Il turno infrasettimanale non lascia spazio alle narrazioni, e infatti ne produce di più vere.

La conclusione è una sola, ed è un parere: questa Serie A rende meglio in sordina. Il martedì alle 18.30, con gli spalti mezzi vuoti e un 6-2 a Reggio Emilia, è più interessante di qualsiasi gala. E se l'unica musica che quarantamila persone cantano ancora insieme arriva da una curva dell'Aquila e da un 45 giri dei Righeira, forse il problema non è che il campionato suona male. È che lo ascoltiamo solo quando c'è il pienone.

Vota e commenta

Un solo gesto: scegli i vinili e scrivi cosa ne pensi.

Newsletter

Iscriviti e ricevi ogni settimana le recensioni, le liste e le novita direttamente nella tua casella email.