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Pete Townshend: 'Non ho mai capito i Led Zeppelin, cercavano di rubarci il pubblico'

Pete Townshend: 'Non ho mai capito i Led Zeppelin, cercavano di rubarci il pubblico'

C'è una frase che Pete Townshend pronuncia a metà della nuova puntata di Classic Album Review, il canale YouTube condotto da Barry Robinson, e che suona come una confessione tardiva, quasi liberatoria: "Non ho mai davvero ascoltato i Led Zeppelin". Non è una boutade, non è provocazione. È l'ammissione di un gigante del rock che per decenni ha tenuto a distanza i rivali più ingombranti della sua generazione.

Il contesto è quello delle solite grandi domande: gli Who sono i padri dell'heavy metal? Roger Daltrey, lo scorso gennaio da Rolling Stone, aveva rivendicato il primato: "Siamo stati la prima heavy metal band". Townshend, seduto davanti alla telecamera, scuote la testa. "Non necessariamente. Penso che 'Live at Leeds' sia probabilmente il momento più esplosivo che abbiamo raggiunto". Ammette che nel catalogo degli Who c'è "roba pesante", ma rivendica una varietà sonora che il metal, per definizione, comprime.

Poi arriva la svolta. Quando Robinson gli chiede chi ascoltasse, all'epoca, nel filone "pesante", Townshend non esita: "L'unico heavy metal che ascoltavo davvero erano gli AC/DC". E sui Led Zeppelin? "Non ci sono mai entrato. È strano, perché ultimamente sto cercando di convincere Jimmy Page a pranzare insieme. Gli ho mandato un biglietto: 'Sto riascoltando tutti i vostri dischi', e pensavo di doverlo fare. E cazzo, c'è della roba fantastica lì dentro".

La chiave di tutto, però, sta in quello che segue. La ragione storica, psicologica, quasi tribale: "All'epoca non mi piaceva che, in un certo senso, cercassero di rubarci il pubblico. Ci ero già passato con Jimi Hendrix, che arrivava con i suoi amplificatori enormi, la distorsione, il wah-wah, e dovevo ammettere: 'Wow, qui c'è un genio della chitarra'".

È una frase che illumina mezzo secolo di storia del rock britannico. Townshend non nega il talento di Page — oggi lo cerca, lo invita a pranzo, riascolta Physical Graffiti e Led Zeppelin IV con orecchie nuove — ma rivendica la fatica di chi ha visto il proprio territorio invaso. Gli Who avevano costruito un pubblico sulla furia modulare, sull'autodistruzione teatrale, sulla tensione tra melodia e caos. I Led Zeppelin arrivarono con un blues ipertrofico, sessuale, mistico, e quel pubblico — o una sua fetta consistente — iniziò a migrare.

Oggi, a ottant'anni compiuti (li festeggerà a maggio), Townshend può permettersi la generosità del vincitore che non deve più dimostrare nulla. Il balletto di Quadrophenia debutterà a Londra tra pochi mesi, gli Who — lui e Daltrey — continuano a suonare negli stadi, e la rivalità con Page sembra appartenere a un'altra vita. "C'è della roba fantastica", ripete. Non è una recensione. È una pace separata.

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