Iscriviti a OndaPop entra in classifica

Articolo

Queens of the Stone Age, l'addio al monolite: "Perfecth" e la bellezza dell'imperfezione

Queens of the Stone Age, l'addio al monolite: "Perfecth" e la bellezza dell'imperfezione

C'è un momento preciso in cui una band smette di essere una minaccia e diventa un'istituzione. Accade ai Pearl Jam, ai Wilco, agli U2 che si trascinano stancamente tra uno stadio e l'altro. Accade, oggi, anche ai Queens of the Stone Age. Josh Homme — l'uomo che con i Kyuss ha scritto le coordinate dello stoner rock e con i primi tre dischi dei QOTSA ne ha riscritto il vocabolario — ha superato da un pezzo la soglia dei cinquant'anni. E "Perfecth", il nuovo capitolo della sua creatura, suona come l'atto di resa più onesto che potesse firmare.

Già il titolo, con quella 'h' finale che storpia la perfezione, dichiara le intenzioni: qui non si cerca l'esecuzione impeccabile, la riffata che ti spacca la mascella, l'architettura ritmica monolitica che per due decenni è stata il marchio di fabbrica della casa. Si cerca, invece, la crepa. La ferita. Il calore di una registrazione che sembra avvenuta in una stanza chiusa, con le finestre sbarrate e le luci spente.

L'apertura "It's Only Love" non è un brano: è una processione. Il basso avanza lento, la voce di Homme è un sussurro che sa di confessionale, le chitarre non mordono, accarezzano. Poi arriva "Mono" e la sacralità si fa liturgia: organo, cori quasi gregoriani, un andamento da messa laica che toglie il fiato. Sono i due poli di un disco che vive di atmosfere, non di ganci. Che rifiuta il singolo radiofonico per inseguire una naturalezza espressiva da ballata crepuscolare.

Attenzione: non è un disco minore. Homme sa scrivere canzoni — lo ha sempre saputo — e qui ne firma alcune tra le più belle della sua parabola recente. "Paper Machete" scivola su un groove funky che ricorda il miglior Bowie berlinese, "Time & Place" è una ferita aperta su accordi di piano che non ti aspetti. Ma manca la scintilla. Quella follia controllata, quella tensione tra il deserto californiano e il dancefloor che rendeva "Songs for the Deaf" o "...Like Clockwork" dischi necessari, non solo belli.

Forse è il prezzo da pagare per la longevità. I R.E.M. si fermarono in tempo, consapevoli che l'alternativa era l'autoparodia. Homme ha scelto di restare, di invecchiare in pubblico, di mostrare le rughe. "Perfecth" è il suono di un gigante che si siede, si toglie gli stivali e accende una sigaretta. Non è il disco che volevi. È il disco che, a questo punto della storia, solo lui poteva fare. E per questo, imperfetto com'è, merita rispetto.

Vota e commenta

Un solo gesto: scegli i vinili e scrivi cosa ne pensi.

Newsletter

Iscriviti e ricevi ogni settimana le recensioni, le liste e le novita direttamente nella tua casella email.